Sacerdozio e misericordia nei ricordi di Jorge Bergoglio

“Mi successe una cosa strana durante quella confessione, non so che cosa esattamente, ma mi cambiò la vita; direi che mi son lasciato sorprendere con la guardia bassa”. E’ la testimonianza raccontata – nel libro “Papa Francesco, Conversazione con Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti” – dal card Jorge Mario Bergoglio a proposito della sua vocazione sacerdotale, nata più di cinquant’anni fa in seguito ad un particolare “incontro” maturato nel confessionale. Un incontro con la persona di Cristo, carico di stupore, che lasciò nella mente del giovane Bergoglio la piacevole sensazione di essere stato atteso da sempre da Qualcuno; “Tu lo stai cercando – dirà poi da Arcivescovo –, ma è Lui a trovarti per primo. Lo vuoi incontrare, ma è Lui che ti viene incontro per primo”.
Quella particolare esperienza sacramentale segnò profondamente il cuore di Jorge Mario, che ancora diciassettenne percepì l’importanza dello sguardo misericordioso offertogli da Dio. Un incontro – tra la misericordia di Dio e la nostra miseria umana – spesso messa a tema nei discorsi pronunciati da Papa Francesco e probabilmente riconducibile a quel singolare episodio vocazionale.

“Questo – diceva allora mons. Bergoglio citando la chiamata dell’apostolo Matteo generata dallo sguardo misericordioso di Cristo – è il modo in cui Lui mi chiede di guardare gli altri: con tanta misericordia e come se li stessi scegliendo per Lui. Senza escludere nessuno, poiché tutti sono scelti dall’amore di Dio”. Papa Francesco è il terzo pontefice consecutivo a scommettere sul valore della misericordia di Dio e a rivalutarne il messaggio teologico e spirituale. La conoscenza della misericordia di Dio – scriveva, infatti, Giovanni Paolo II nell’enciclica “Dives in misericordia” – “è una costante ed inesauribile fonte di conversione, non soltanto come momentaneo atto interiore, ma anche come stabile disposizione, come stato d’animo. Coloro che in tal modo arrivano a conoscere Dio, che in tal modo lo «vedono», non possono vivere altrimenti che convertendosi continuamente a lui. Vivono, dunque, in stato di conversione; ed è questo stato che traccia la più profonda componente del pellegrinaggio di ogni uomo sulla terra in stato di viandante”.

Mentre Papa Benedetto XVI ricordava che il Cuore di Cristo, ricco di misericordia, “ci chiede di amare tutti, anche i lontani e i nemici, imitando il Padre celeste che rispetta la libertà di ciascuno ed attira tutti a sé con la forza invincibile della sua fedeltà. […] Nel nostro tempo, l’umanità ha bisogno che sia proclamata e testimoniata con vigore la misericordia di Dio”. C’è stato un tempo nella storia della Chiesa – nelle catechesi e nelle esortazioni omiletiche – in cui è prevalsa l’idea del Padreterno inesorabile e giustiziere. “Il Signore – dice oggi Papa Francesco – mai si stanca di perdonare: mai! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono”. “Il volto di Dio – lo aveva affermato il Papa nel corso del suo primo Angelus da pontefice – è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito”.

Pubblicato su Korazym.org

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