La luminosa semplicità di papa Francesco

Conoscere il pensiero del nuovo Pontefice, comprendere il significato pastorale di alcuni suoi documenti, pubblicati in qualità di arcivescovo di Buenos Aires, rintracciare nelle riflessioni di Jorge Mario Bergoglio il segreto che lo rende capace di parlare al cuore della gente con estrema semplicità e luminosa povertà.

Per rispondere a queste e ad altre domande la Libreria Editrice Vaticana (LEV) – confermando la missione di essere al servizio del Magistero del Papa – ha realizzato tre pubblicazioni. Nella prima, “Vi chiedo di pregare per me”, sono stati raccolti tutti gli interventi di Papa Francesco, dal primo saluto alla folla subito dopo l’elezione, al Regina Coeli nel Lunedì dell’Angelo. Le novantasei pagine del documento mettono chiaramente in luce l’itinerario spirituale e la prospettiva di governo che il 266.mo Successore di Pietro intende realizzare nel corso del suo pontificato.

“Portare Gesù Cristo all’uomo e condurre l’uomo all’incontro con Gesù Cristo”; immaginare “una Chiesa povera e per i poveri!”; il fatto che Dio non si stanca mai di perdonare, “Custodire gli altri, per custodire il creato”, ricordare che “l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita”; invitare tutti a “non avere timore della bontà, della tenerezza”; sottolineare che “il vero potere è il servizio”. Sono alcune frasi chiave dettate dal Papa nei primissimi giorni del suo pontificato che ci permettono di comprendere la posta che c’è in gioco e la sfida che la Chiesa è chiamata a raccogliere in questo terzo millennio.

In “Varcare la soglia della fede”, la  Libreria Editrice Vaticana  ripropone la lettera del cardinale Bergoglio all’arcidiocesi di Buenos Aires, pubblicata nell’ottobre 2012, in occasione dell’Anno della Fede, preceduta da un’ampia presentazione dell’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. In questo documento mons. Bergoglio ricorda che “trovare chiuse le porte” è una “tra le esperienze più negative degli ultimi decenni”, mentre le “porte che restano aperte” sono “simbolo di luce, amicizia, gioia, libertà, fiducia”. “La crescente insicurezza ha portato a poco a poco a sbarrare le porte – osservava il cardinale Bergoglio in un passaggio –, a collocare sistemi di vigilanza, telecamere di sicurezza, a diffidare degli estranei che bussano alla nostra porta”. E proseguiva: “La sicurezza di alcune porte blindate custodisce l’insicurezza di una vita che diventa più fragile e meno sensibile alle ricchezze della vita e dell’amore degli altri”.

“Varcare la soglia della fede – osserva mons. Rino Fisichella – è l’espressione che ricorre più volte come incoraggiamento a saper guardare oltre le difficoltà del momento, per abbandonarsi in maniera fiduciosa alla grazia di Dio”. “La porta chiusa ci danneggia, ci atrofizza, ci separa”, notava il cardinale; superata questa porta, si intraprende “un cammino che dura tutta la vita”, durante il quale si passa “dinanzi a tante porte”, molte delle quali ci rivolgono un invito “allettante ma menzognero a inoltrarvisi”, promettendo “una felicità vuota, narcisistica e con scadenza stabilita”, o conducendo a “crocevia” dove si troveranno “angoscia e disorientamento”.

Il terzo documento pubblicato dalla LEV, coedito dalla Jaca Book, – “Noi come cittadini, noi come popolo. Verso un bicentenario in giustizia e solidarietà (2010-2016)” – è una riflessione del cardinale Bergoglio per il bicentenario dell’Argentina, in occasione della XIII Giornata di Pastorale Sociale, organizzata dalla Commissione di Pastorale Sociale dell’Arcidiocesi di Buenos Aires e svoltasi nel santuario di San Cayetano de Liniers il 16 ottobre 2010.

“La storia la costruiscono le generazioni che si succedono nell’ambito di un popolo in cammino” annotava nella sua introduzione il cardinale Bergoglio. Un popolo “che lotta per un senso, che lotta per un destino, che lotta per vivere con dignità”. Nella ricorrenza del bicentenario nazionale, in una storia che Bergoglio definisce “drammatica e piena di contraddizioni, spesso violente”, occorre pertanto “un’analisi serena, meditata, profonda”, che non ceda a “visioni decadentiste”, e in cui non prevalgano “acritiche visioni trionfaliste”. “Dobbiamo – è l’appello finale dell’arcivescovo argentino – recuperare la missione fondamentale dello Stato, che è quella di assicurare la giustizia e un ordine sociale giusto al fine di garantire ad ognuno la sua parte di beni comuni”.

Pubblicato su Vatican Insider

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