Affidiamoci al nome di Gesù! Ci farà bene

Prendendo spunto da alcuni episodi di vita quotidiana, vissuti nella capitale argentina, Papa Francesco – nella breve omelia pronunciata nella Cappellina della Domus Sanctae Marthae, durante la Messa celebrata alla presenza di alcuni sediari pontifici e un gruppo di dipendenti della Farmacia vaticana – ha raccontato questo aneddoto: “Nella curia di Buenos Aires lavora un uomo umile, da 30 anni lavora; padre di otto figli. Prima di uscire, prima di andare a fare le cose che fa, sempre dice: ‘Gesù!’. E io, una volta, gli ho chiesto: «Ma perché sempre dici ‘Gesù’?». «Ma quando io dico ‘Gesù’ – mi ha detto questo uomo umile – mi sento forte, mi sento di poter lavorare, e io so che Lui è al mio fianco, che Lui mi custodisce»”. “Quest’uomo – osserva il Pontefice – non ha studiato teologia, ha soltanto la grazia del Battesimo e la forza dello Spirito. E questa testimonianza a me ha fatto tanto bene”: perché ci ricorda che “in questo mondo che ci offre tanti salvatori”, è solo il nome di Gesù che salva. In molti – ha sottolineato Papa Francesco – per risolvere i loro problemi ricorrono ai maghi o ai tarocchi. Ma solo Gesù salva “e dobbiamo dare testimonianza di questo! Lui è l’unico”. E “la Madonna sempre ci porta a Gesù”, come ha fatto a Cana quando ha detto: “Fate quello che Lui vi dirà!”. Così – ha concluso il Papa – affidiamoci al nome di Gesù, invochiamo il nome di Gesù, lasciando che lo Spirito Santo ci spinga “a fare questa preghiera fiduciosa nel nome di Gesù … ci farà bene!” (Radio Vaticana).

Purtroppo, in Italia, sono milioni le persone che spesso si rivolgono a maghi, guaritori, cartomanti e astrologi per vincere le potenze avverse e cambiare il corso degli eventi per annullare il dolore. Un mercato questo che aumenta a dismisura e che trova spazio in molti canali dell’informazione cartacea e online. Si tratta, infatti, di ciarlatani e ingannatori che promettono guarigioni e liberazioni dal maligno chiedendo onerose “offerte” in denaro! Ancora più drammatico è l’aspetto che riguarda il passaggio all’occultismo vero e proprio e a pratiche esoteriche. La Bibbia, proprio su questo problema, parla chiaro: «Non si trovi in mezzo a te chi… esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore» (Dt 18, 10-12). L’attenzione pastorale della Chiesa, a tal proposito, si è riaccesa soprattutto negli anni ’90 con una serie di interventi e documenti diocesani volti a condannare qualsiasi forma di magia o divinazione.

Il documento più esaustivo e completo dal punto di vista teologico-pastorale è stato pubblicato dall’episcopato toscano, “A proposito di magia e demonologia “, nel giugno del 1994. Anche Benedetto XVI, durante un’Udienza generale, affermava: “Diversi teologi dicono che Dio non può essere onnipotente altrimenti non potrebbe esserci così tanta sofferenza, tanto male nel mondo. In realtà, davanti al male e alla sofferenza, per molti, per noi, diventa problematico, difficile, credere in un Dio Padre e crederlo onnipotente; alcuni cercano rifugio in idoli, cedendo alla tentazione di trovare risposta in una presunta onnipotenza «magica» e nelle sue illusorie promesse”.

E ancora, in una vecchia intervista – a cura di Ignazio Artizzu, tratta dalla rivista “Una voce grida…” – nel marzo del 1999 il card. Joseph Ratzinger, alla domanda su quali potessero essere i pericoli per chi ha a che fare con la magia e l’occulto rispondeva così: “Il tranello viene  teso con cose promettenti, con una esperienza di potere, di allegria, di soddisfazione. Ma poi una persona entra in una rete demoniaca che diventa dopo poco tempo molto più forte di lui. Non è più l’uomo padrone di casa. Poniamo che una persona entri a fare parte di una setta o di un gruppo magico. Diventerà schiavo non solo del gruppo, il che sarebbe già gravissimo, dato che queste sette possono alienare totalmente una persona. Ma sarà schiavo della realtà che sta dietro il gruppo, cioè una realtà realmente diabolica. E cosi va verso una autodistruzione sempre più profonda, peggiore di quella della droga”.

Pubblicato su Korazym.org

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