La catechesi di Francesco: "Dio ci giudica amandoci"

Gli uomini, spesso, di fronte ai mali che segnano gli avvenimenti della storia si rivolgono a Dio per invocare giustizia. Non sempre però il significato che essi danno a questo termine coincide con quello di Dio. Ci si aspetta da Lui un intervento forte, un segno che manifesti la Sua potenza e che ristabilisca l’ordine della creazione, attraverso una logica del tutto umana e sproporzionata rispetto allo sguardo misericordioso che Dio posa su ogni uomo.

Papa Francesco, in questi primi giorni di pontificato, ha più volte sottolineato la particolare e amorevole attenzione che Dio rivolge alle sue creature. Incontrando i giovani detenuti dell’Istituto Penale per Minori di “Casal del Marmo”, con estrema semplicità, il Pontefice ha ricordato l’efficacia e il valore del servizio all’amore che vede il Figlio di Dio desideroso di sanare le miserie umane. “Pensiamo – dice il Papa – che questo segno è una carezza di Gesù, che fa Gesù, perché Gesù è venuto proprio per questo: per servire, per aiutarci”.

L’immagine di Dio raccontata dalle parole di Papa Francesco non corrisponde a quella del “vendicatore celeste”, indaffarato a sopprimere i cattivi durante il loro riposo; Dio è un buon cristiano, ricorda lo scrittore francese Charles Péguy in una sua opera: “Ma credete forse? Credete che io Dio mi divertirò a trattarli male e a far ciò che non farebbe un onest’uomo? Io sono un buon cristiano, dice Dio. Credete forse che mi divertirò a sorprenderli come un assassino di notte?”.

Le pagine della Sacra Scrittura ci rivelano, attraverso il concetto di giustizia, un aspetto fondamentale della personalità di Dio, o se vogliamo la sua più grande debolezza, e cioè l’amore che Egli nutre per ciascuno dei suoi figli. “A volte – afferma Papa Francesco, durante la sua prima Via Crucis al Colosseo – ci sembra che Dio non risponda al male, che rimanga in silenzio. In realtà Dio ha parlato, ha risposto, e la sua risposta è la Croce di Cristo: una Parola che è amore, misericordia, perdono”.

Con la parola giustizia, dunque, non ci si riferisce principalmente ad una relazione giuridica di carattere etico-normativo, ma ad un concetto che ha a che fare con Dio e, di conseguenza, con i rapporti di fedeltà, lealtà e solidarietà che possono essere vissuti all’interno di una comunità, capaci di produrre benessere e di stabilire un legame di reciproca unità.

A questo punto è chiaro che di fronte alle innumerevoli ingiustizie del mondo, il principio della vendetta e della violenza non può essere considerato una garanzia per la giustizia. “Dio – ricorda infine Papa Francesco – ci giudica amandoci. Se accolgo il suo amore sono salvato, se lo rifiuto sono condannato, non da Lui, ma da me stesso, perché Dio non condanna, Lui solo ama e salva”.

Pubblicato su Vatican Insider

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