Il nemico del Conclave!

Da quindici giorni a questa parte, storpiature, maldicenze e fattacci vari mostrano tutta la povertà ecclesiale di cui noi uomini siamo capaci quando a trascinarci nell’esperienza della Chiesa non è più la nostra fede e il dono della grazia di Dio ma il cicaleccio dei nostri discorsi, presentando così quel volto della Chiesa deturpato a cui Papa Benedetto XVI ha fatto riferimento nei giorni scorsi. Questa dinamica – disgregante e per certi versi, come vedremo, diabolica – intende colpire il cuore stesso della Chiesa: Cristo Gesù.

La Chiesa, infatti, la si potrebbe considerare una normale aggregazione sociologica e antropologica se non contenesse tra i suoi presupposti “sacri” principali quello di attrarre gli uomini a Cristo, in quello spazio ecclesiale da Lui istituito che accoglie e genera, e che chiama tutti alla conversione del cuore e alla santità. Ciò che colpisce nella lettura di alcune esternazioni riportate dalla stampa (a proposito del Conclave, della Chiesa e dei suoi vescovi) è la pretesa di voler risolvere tutti i problemi e i mali del mondo invocando una migliore organizzazione gerarchica o chissà cosa, trascurando – tra le altre cose – anche quella parte di popolo di Dio (i laici) che il Concilio Vaticano II ha voluto invece valorizzare incoraggiandone la particolare ed importante vocazione.

Se nella Chiesa c’è un problema (e sono tanti e non da oggi) – questo è il succo del discorso e il dramma di questi giorni – non può essere risolto con il semplice ausilio delle nostre forze umane (fragili e limitate) “etsi Deus non daretur” (come ricordato da Papa Benedetto XVI in quasi otto anni di pontificato), “come se Dio non esistesse”, come se Dio non ci fosse stato donato. Certi discorsi, quelli che continuano a gridare allo scandalo, lontani anni luce da una veritiera e più logica lettura evangelica, non contribuiranno alla costruzione dell’unità della Chiesa nemmeno dopo l’elezione del nuovo Papa!

Il vero dramma oggi, per un peccatore (come tutti noi siamo) non è lasciarsi attraversare dalla misericordia di Dio – che se accettata permette all’uomo di rinascere a vita nuova – ma attraversare indenni il tribunale degli uomini, difficilmente disposti a dimenticare e a perdonare, convinti di poter, prima o poi, di poter edificare un gruppo di soli perfetti. La strategia del maligno è quella di costringerci a piangere sul nostro peccato e a non credere che la grazia di Dio possa invece raggiungerci, trasformarci e cambiarci, nonostante tutto.

Le parole dell’Apostolo Pietro – colui che Cristo ha scelto per guidare la sua Chiesa, con quella paradossale capacità umana di rinnegare e credere che descrive fin troppo bene come siamo fatti tutti noi – a tal proposito sono chiare: «Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo opportuno, riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo» (1Pt, 5-9).

Pubblicato su Korazym.org

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