Lo abbiamo chiesto al Papa!

“Non avverte in questi frangenti che Dio la critica o non approva qualcuna delle sue decisioni?”. E’ una domanda come tante altre, è vero; se però la rivolgi a un laico la risposta ha un certo peso, se lo chiedi ad un cardinale ne ha un altro, e se lo chiedi al Papa? Sarebbe una bella domanda e lo scoop certamente assicurato, soprattutto in queste ultime ore! In tempi non sospetti – lontanissimi cioè dalla sorprendente scelta di Benedetto XVI di rinunciare al ministero petrino, annunciata due settimane fa – questa medesima domanda venne rivolta da Peter Seewald al card. J. Ratzinger, e questa fu la risposta: “Dio non è un gendarme o un giudice sempre pronto a infliggere punizioni. Ma ogni giorno devo proiettare le mie azioni nello specchio della fede, anche alla luce dell’incarico che ho assunto, per riflettere su quello che è giusto e distinguere ciò che è distorto”.

Seewald, al suo secondo appuntamento-intervista con il Prefetto dell’ex S. Uffizio, (parliamo del 2001) chiese inoltre: “C’è una lingua di cui Dio si serve per dirci talvolta molto concretamente: «Sì, fallo» oppure «Fermati, questo è l’ultimo avvertimento. Lascia perdere»?”; e Ratzinger rispose: “La lingua di Dio è sommessa. Ma i segnali che ci lancia sono multiformi. Guardando a ritroso possiamo renderci conto che Dio si è servito dei nostri amici, di un libro o anche di un apparente fallimento, e persino di incidenti per darci uno scossone. La vita è piena di queste tacite indicazioni. Lentamente, se rimango vigile, si ricompone il mosaico e inizio ad avvertire il modo in cui Dio mi guida”.

Del resto anche noi cristiani – comodamente lontani dalla responsabilità di occupare la Cattedra di Pietro – dovremmo imparare a leggere i segni dei tempi per riconoscervi quelle “tacite indicazioni” a cui J. Ratzinger faceva prima riferimento. Gesù ci invitava a farlo parlando alle folle: «Diceva… “Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?»” (Lc 12, 54-57).

Oggi, da ponente salgono altre nuvole, quelle dell’indifferenza religiosa più volte sottolineata da Papa Benedetto XVI con l’espressione “Vivere come se Dio non esistesse”, e tante altre sfide che in otto splendidi anni di pontificato Benedetto XVI ha messo in luce. E’ tempo, allora, di rimboccarsi le maniche e iniziare a lavorare con uno spirito di unità e di reciproca preghiera, mettendo da parte sospetti, illazioni e rancori personali.

C’è un Conclave da sostenere con la coraggiosa adesione alla fede cristiana, per ritornare ad annunciare il Vangelo di Cristo. Non lasciamoci trascinare dal gossip mondano, «Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra» (Gv 15, 19-20).

Pubblicato su Korazym.org

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