Pennisi nuovo vescovo di Monreale, dottrina sociale e legalità

Mons. Michele Pennisi è il nuovo Arcivescovo di Monreale. In conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico, Papa Benedetto XVI ha accettato, infatti, la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Monreale presentata da mons. Salvatore Di Cristina per raggiunti limiti di età, nominando come suo successore mons. Pennisi, finora Vescovo di Piazza Armerina. Il nuovo Arcivescovo di Monreale è nato a Licodia Eubea (diocesi di Caltagirone e provincia di Catania), il 23 novembre 1946; ha conseguito la licenza e il dottorato in Filosofia e Teologia presso l’Universita Gregoriana. Attualmente è membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. In seno alla e in seno alla Conferenza Episcopale Italiana è membro del Comitato Scientifico delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, Segretario della Commissione Episcopale per l’Educazione Cattolica, la Scuola e l’Università.

Oltre ai titoli e ai riconoscimenti accademici, di mons. Pennisi sono note – purtroppo – le intimidazioni ricevute durante il governo pastorale della diocesi siciliana di Piazza Armerina. Nell’aprile dello scorso anno una lettera minatoria, recapitatagli presso il palazzo episcopale, mostrava tutto il disprezzo della mafia locale contro un vescovo ritenuto “scomodo”.
“Morirai come Gesù Cristo”, c’era scritto nella missiva spedita dalla provincia di Caltanissetta; parole intimidatorie alle quali, peraltro, mons. Pennisi è abituato soprattutto per aver negato i funerali religiosi al boss di Cosa Nostra, Daniele Emmanuello, rimasto ucciso durante un blitz della Polizia a Villapriolo.

In seguito a questa e ad altre minacce contenute in un volantino anonimo che accusava mons. Pennisi di essersi alleato con la magistratura e le autorità che combattono la mafia, qualificandolo come “il vero capo di Cosa nostra a Gela”– fu assegnato al Vescovo un servizio di tutela; “Il Signore – asseriva mons. Pennisi – ci liberi dal pizzo e dalla mafia. (…) Mi si accusa di aver sottomesso la Chiesa allo Stato, perché avrei obbedito al divieto del prefetto di celebrare il funerale nella chiesa madre. Una decisione che, allora come adesso, ho considerato invece ragionevole. (…) Il mio ministero è comunque svolto contro la mafia, al di là del fatto in sé. È probabile che contro il mio impegno ci sia una resistenza. Ho scritto sul giornale della diocesi che tra mafia e vita cristiana c’ è una assoluta incompatibilità, che il dovere dei cristiani è quello di prevenire i fenomeni criminosi, aiutando i mafiosi a pentirsi e diventare persone nuove. E alla famiglia protagonista della vicenda sottolineo che non abbiamo mai fatto mancare assistenza spirituale”.

Nella lettera di saluto alla nuova Chiesa locale, mons. Michele Pennisi afferma: “Non ho nessun programma pastorale prefabbricato da proporvi se non quello dell’invito a credere nell’amore di Dio, a cambiare mentalità e vita seguendo Gesù Cristo e a rispondere alla vocazione alla santità che tutti abbiamo ricevuto e a realizzare le indicazioni del Magistero della Chiesa e in particolare del Concilio Vaticano II”. Il nuovo Arcivescovo rivolge un saluto anche “a tutte le Autorità poste a servizio della difesa delle legalità, della promozione della libertà e della giustizia, alle quali – prosegue Pennisi – esprimo la mia disponibilità ad una collaborazione proficua per la costruzione del bene comune della nostra società”.

Anche l’Arcidiocesi di Palermo si prepara ad un avvicendamento. Il prossimo 20 febbraio, infatti, il card. Paolo Romeo – attuale Arcivescovo del capoluogo siciliano – raggiungerà il limite dei 75 anni di età previsti dal Codice di Diritto Canonico. Tra i nomi dei possibili successori – ipotizzati dalle classiche voci di corridoio – quello dell’attuale Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Mariano Crociata, oppure – secondo altre voci – l’Arcivescovo di Messina, mons. Calogero la Piana, “salesiano” (dicono le voci!) come il card. Segretario di Stato Tarcisio Bertone.

Pubblicato su Korazym.org

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