Ora di religione, aumentano gli iscritti

Cresce il numero degli alunni che nel prossimo anno scolastico, hanno scelto di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica.  Lo rivelano i dati raccolti in questi giorni da alcune diocesi, in particolare quella di Milano (la più grande in Italia) che registra un interessante aumento fra gli alunni di età adolescenziale.
“Un’inversione di tendenza – si legge in una nota della diocesi ambrosiana – che mostra un rinnovato interesse, proprio nella fascia di età più critica, per una materia di studio capace di dare risposte alle domande di senso in una chiave non confessionale (nel senso di non catechistico) e dottrinale”; nonostante siano più che triplicati, passando dal 4% del 2001/02 al 13,7% del 2012/12, i figli degli immigrati, bambini e ragazzi provenienti da tradizione religiose differenti.

La Conferenza Episcopale Italiana aveva recentemente pubblicato – in vista delle iscrizioni per il nuovo Anno Scolastico – un messaggio rivolto agli studenti e ai genitori per sottolineare l’importanza di avvalersi dell’Insegnamento della religione cattolica. Sono i giovani – sottolineano i Vescovi citando Papa Benedetto XVI – che “con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale, possono offrire una nuova speranza al mondo… Essere attenti al mondo giovanile, saperlo ascoltare e valorizzare, non è solamente un’opportunità, ma un dovere primario di tutta la società, per la costruzione di un futuro di giustizia e di pace. Si tratta di comunicare ai giovani l’apprezzamento per il valore positivo della vita, suscitando in essi il desiderio di spenderla al servizio del Bene”.
La scelta di avvalersi o di non avvalersi dell’IRC è accompagnata spesso da copiose e inutili polemiche; c’è chi parla, infatti, di arbitraria ingerenza ecclesiastica o di illecita posizione giuridica occupata dai docenti di IRC.

Molto più ragionevole e saggia la posizione dello scrittore e giornalista siciliano, Leonardo Sciascia, che a tal proposito diceva: “Trovo piuttosto vacue, da gente che non sa quanto in profondità si debba andare nella ricerca della libertà, le polemiche sull’insegnamento della religione nelle scuole. Bisognerebbe insegnarla meglio, questo sì. Ma la religione  come materia di studio è una pietra su cui l’intelligenza si affila. Se ne sostanzia la fede, per chi ce l’ha o la cerca. O ne vengono fuori i Voltaire, i Diderot, i grandi increduli e anticlericali”.

“Noi Vescovi – continua il comunicato della CEI – vogliamo anzitutto ascoltare le domande che vi sorgono dal cuore e dalla mente e insieme con voi operare per il bene di tutti. […] Siamo persuasi, infatti, che la scuola sarà se stessa se porterà le nuove generazioni ad appropriarsi consapevolmente e creativamente della propria tradizione. L’Irc, oggi come in passato, aiuterà la scuola nel suo compito formativo e culturale facendo emergere, «negli» e «dagli» alunni, gli interrogativi radicali sulla vita, sul rapporto tra l’uomo e la donna, sulla nascita, sul lavoro, sulla sofferenza, sulla morte, sull’amore, su tutto ciò che è proprio della condizione umana. I giovani domandano di essere felici e chiedono di coltivare sogni autentici. L’Irc a scuola è in grado di accompagnare lo sviluppo di un progetto di vita, ispirato dalle grandi domande di senso e aperto alla ricerca della verità e alla felicità, perché si misura con l’esperienza religiosa nella sua forma cristiana propria della cultura del nostro Paese”.

Padre Pino Puglisi – sacerdote della Chiesa palermitana e “Insegnante di Religione” ucciso dalla mafia nel 1993, che il prossimo 25 maggio verrà beatificato – era solito ricordare in classe, ai propri alunni: “Siamo in un tempo felice perché esiste una stragrande maggioranza di giovani che si interroga sul senso della vita, sente la voglia di vivere, di trovare ragioni di vita. Buona parte dei giovani si è staccata dalle antiche sicurezze e, facendo salti mortali, tende le braccia in avanti in cerca di chi la accolga”.

Pubblicato su Vatican Insider

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