La premura dei pastori per le cose che riguardano Dio

pastoreUna delle categorie poste ai margini della società palestinese era quella dei pastori, considerati impuri a causa del loro mestiere e perché inadempienti nei confronti della Legge mosaica. Eppure essi si ritrovano tra i protagonisti della Nascita di Cristo. ll mistero del Natale rivela, infatti, una straordinaria verità che è legata alla condizione povera nella quale Cristo decide di incontrare l’uomo, e che viene svelata da subito ad alcuni privilegiati testimoni. I primi a ricevere la notizia della nascita di Gesù sono proprio i pastori, un gruppo di povera gente intenta a pascolare il proprio gregge. Sono i primi – anche se considerati gli ultimi in ordine alla scala sociale del tempo – invitati a rendere omaggio al Salvatore, ad offrire le prime preghiere di lode e di intercessione al Messia, venuto sulla terra per rispondere alle loro esigenze, mantenendo così un’antica promessa: «Ecco verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio di giustizia; egli eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra» (Ger 33,14-15).

I pastori conoscono l’identità di quel Bambino, l’Angelo aveva parlato loro chiaramente: «Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore… troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc 2,11-12). Essi, dunque, si muovono verso Gesù, e la loro condizione, fondamentalmente povera, sembra essere un privilegio di fronte a tutto il mondo. Paul Claudel osservava: “Essi sono così poveri, che il buon Dio non se ne accorge nemmeno. E il Figlio suo si sente subito a casa sua, quando è in loro compagnia”. L’estrema povertà di quest’ultimi si rivela, in definitiva, una vera e propria fortuna; scriverà allora il Manzoni: “Senza indugiar, cercarono / l’albergo poveretto / què fortunati, e videro, / siccome a lor fu detto, / videro in panni avvolto, / in un presepe accolto, / vagire il Re del Ciel”.

I pastori – ricorda l’Evangelista Luca – «Andarono, senza indugio» (Lc 2, 16), si affrettarono, scrive Papa Benedetto XVI, nel suo ultimo libro, L’infanzia di Gesù, “i pastori s’affrettarono certamente anche per curiosità umana, per vedere la cosa grande che era stata loro annunciata. Ma sicuramente erano anche pieni di slancio a causa della gioia per il fatto che era veramente nato il Salvatore, il Messia, il Signore, di cui tutto era in attesa e che essi avevano potuto vedere per primi”.
“Quali cristiani – prosegue il Pontefice regalandoci una preziosa e attualissima provocazione – s’affrettano oggi quando si tratta delle cose di Dio? Se qualcosa merita fretta – questo forse vuole anche dirci tacitamente l’evangelista – sono proprio le cose di Dio”.

«Abbi premura di queste cose, – scrive San Paolo nella prima Lettera a Timoteo – dèdicati ad esse interamente» (1Tm 4, 15).

Pubblicato su Korazym.org

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