Il Papa ricorda ai teologi il valore del sensus fidei e del Magistero

Già ventisette anni fa il card. Joseph Ratzinger – nel libro intervista di Vittorio Messori “Rapporto sulla fede” – avvertiva, in ambito ecclesiale, il rischio del pluralismo teologico. “Molta teologia – dichiarava apertamente il Prefetto dell’ex Sant’Uffizio – sembra aver dimenticato che il soggetto che fa teologia non è il singolo studioso ma è la comunità cattolica nel suo insieme, è la Chiesa intera”. Con puntualissima e incontestabile lungimiranza, J. Ratzinger osservava inoltre: “Ogni teologo sembra ormai voler essere «creativo»; ma il suo compito autentico è approfondire, aiutare a capire e a annunciare il deposito comune della fede, non «creare»”. Altrimenti, la fede si frantuma in una serie di scuole e di correnti spesso contrastanti, con grave danno dello sconcertato popolo di Dio”. Le preoccupazioni poste in rilievo dall’illustre Cardinale negli anni ottanta animano ancora oggi il dibattito teologico circa i contenuti dottrinali e magisteriali della fede cristiana e il ruolo di chi è chiamato a discernerne la fondatezza.

E così, parlando ai membri della Commissione Teologica Internazionale – un particolare istituto che ha il compito di aiutare la Santa Sede e la Congregazione per la Dottrina della Fede nell’esaminare le questioni dottrinali di maggior importanza – Papa Benedetto XVI torna a sottolineare il valore del “sensus fidei”,  il dono cioè di tutto il Popolo di Dio di saper riconoscere, attraverso una sorta di istinto soprannaturale, quelle verità appartenenti alla tradizione apostolica e ritenute autentiche. Non si tratta certamente di una prerogativa referendaria che chiama l’opinione pubblica della Chiesa ad esprimersi sulla validità o meno di talune verità di fede, ma di un particolare “sentire” che si sviluppa nel credente che prende parte alla vita della Chiesa, aderendo responsabilmente al suo Magistero. Il concetto conciliare di “sensus fidei”, infatti, riguarda la totalità del Popolo di Dio e lo stretto legame tra il senso della fede e il Magistero ecclesiale.

Questo singolare presupposto teologico, Papa Benedetto XVI lo esplicitava ulteriormente durante un’Udienza Generale parlando della Concezione Immacolata di Maria: “Teologi di valore, come Duns Scoto circa la dottrina sull’Immacolata Concezione, – scriveva il Pontefice – hanno arricchito con il loro specifico contributo di pensiero ciò che il popolo di Dio credeva già spontaneamente sulla Beata Vergine, e manifestava negli atti di pietà, nelle espressioni dell’arte e, in genere, nel vissuto cristiano. Tutto questo grazie a quel soprannaturale sensus fidei, cioè a quella capacità infusa dallo Spirito Santo, che abilita ad abbracciare le realtà della fede, con l’umiltà del cuore e della mente” (7 luglio 2010).

Il dono del “sensus fidei” invita il credente a superare i limiti e il pregiudizio del mondo, “…diffidiamo – affermava il teologo francese H. De Lubac – della sufficienza moderna. Stiamo attenti a non fare nostre le debolezze, le infatuazioni, le ignoranze presuntuose, le grettezze dell’ambiente circostante. Badiamo a non accogliere in noi stessi la mondanità, popolare o borghese, volgare o raffinata. […] Non lasciamo mai che, nel nostro comportamento o nel nostro pensiero, si adegui minimamente il cristianesimo allo spirito secolare. Non lasciamo mai che si umanizzi o si abbassi, insipidisca o devii”.

Del resto le esortazioni (datate 1952) del teologo francese non erano del tutto infondate, vista la precisa corrispondenza con la realtà odierna. Benedetto XVI parla ai componenti della Commissione Teologica Internazionale, a coloro che – egli stesso afferma – “si dedicano a far fruttificare l’intelligenza della fede a beneficio e gioia spirituale di tutti i credenti”, perché si superi il confine del pregiudizio ecclesiale e chi ha il compito dell’annuncio, degli approfondimenti teologici, della testimonianza… non rimanga indietro rispetto alle attese della fede. “Certo – osservava De Lubac – se nella Chiesa tutti fossero quelli che dovrebbero essere, è chiaro che il Regno di Dio progredirebbe con un altro ritmo”.

Pubblicato su Korazym.org

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