Avvento: Chi è che stiamo aspettando?

Chi è che stiamo aspettando? E’ la domanda principale che per quattro settimane – quelle che ci separano dalla solennità del Natale – interrogherà il cuore di ogni cristiano. In questo particolare arco di tempo, che prende il nome di Avvento (“venuta”, letteralmente “futuro”), la Chiesa si prepara a celebrare il mistero dell’Incarnazione di Cristo. Uno dei più grandi teologi del novecento, H.U. von Balthasar, – che insieme a H. De Lubac, K. Rahner, J. Ratzinger e R. Guardini diedero splendore alla teologia moderna – a proposito del tempo di Avvento scriveva: “Per il cristiano – l’unico che davvero attende uno che sta venendo – l’Avvento è come un portone imponente che egli varca per entrare in un santuario [il Natale, ndr]. Il portone però è sorvegliato alle due estremità da due sentinelle [Giovanni Battista e la Vergine Maria, ndr], che gli fanno la guardia, e che, nel caso che noi siamo cristiani, ci chiedono perché e con quale sentimento, con quale atteggiamento interiore, siamo qui a chiedere di entrare”.

Queste due “sentinelle” comprendono fino in fondo il motivo della loro attesa, esse sanno davvero chi sta per arrivare, e il compito che viene loro affidato è da considerarsi unico nella dinamica della storia della salvezza.
Il Battista – com’era stato annunziato dal profeta Isaia (altro personaggio centrale nel tempo d’Avvento) – è «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!» (Mc 1, 3). Così Giovanni Battista nel momento in cui inizia la sua missione è pienamente consapevole di essere “voce di un Altro” e attraverso questa particolare azione vicaria pone le basi della “sequela Christi”. Comincia a radunare attorno a sé un gruppo di discepoli, indica loro la strada che conduce a Dio, li educa all’ascolto della Parola, li invita alla conversione e alla preghiera; non teme di rivolgersi ai potenti chiamandoli “razza di vipere” o di rinfacciare al re tutti i suoi misfatti, e anche se in prigione e vicino alla morte egli continua ad essere “voce” di un Dio che sta per venire! Giovanni – sottolinea Balthasar – è un modello che ricorda ancora oggi a tutti i cristiani, gli apostoli, i sacerdoti, i missionari che “nessuno può annunciare se stesso, blaterare della sua esperienza religiosa”.

Anche la Vergine Maria attende Dio, ma nella maniera più assurda e incredibilmente umana che si potesse immaginare! Il mistero dell’Incarnazione di Cristo si realizza, infatti, attraverso l’innocua e innocente esistenza di un bambino, di un qualsiasi bambino. Una scelta “questa” che scandalizza il senso religioso di ogni uomo e che appare peraltro – nell’esile corpo di un bambino – come una logica debole e perdente. Il Signore, Padre degli orfani e difensore delle vedove, diventa adesso un Dio-bambino che si rannicchia nel grembo della madre cercando in lei rifugio e protezione. «Non come vincitore è venuto, ma come colui che invoca protezione. Egli vive in me come un fuggiasco, sotto la mia sorveglianza; ed io garantisco per Lui davanti al Padre» (Bernanos).
Il Battista e Maria attendono, dunque, il Messia con un “desiderio” – quel desiderio di Dio che il nostro Catechismo (n. 27) ci ricorda essere iscritto nel nostro cuore – che riempie a poco a poco tutta la loro esistenza, e nel caso in cui volessimo prendervi parte… anche la nostra!

Pubblicato su Korazym.org

0 thoughts on “Avvento: Chi è che stiamo aspettando?

  1. Grazie. Bello lo spunto delle due sentinelle.
    E’ grazie al loro si che Gesù viene.
    Prepariamoci al nostro si nella nostra vita.
    ciao
    luisa

  2. Grazie perchè devo sempre ricordarmi di non annuciare me stesso.
    Gesù Bambino è Dio! A lui il compito dell’amore, a noi solo quello di lasciarci amare.
    W Gesù Bambino!

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