Il Papa: la Chiesa solca i mari per portare il Vangelo a tutte le nazioni

Si è concluso a Roma il XXIII Congresso Mondiale dell’Apostolato del Mare. Un evento che ritorna nell’Urbe a distanza di 30 anni (l’ultimo, infatti, vi fu celebrato nel 1982) per discutere i temi relativi alla nuova evangelizzazione: “Nuova evangelizzazione nel mondo marittimo. Nuovi mezzi e strumenti per proclamare la Buona Novella”. Al termine dei lavori congressuali, Papa Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza oltre 400 delegati chiamati a rappresentare i 71 Stati presenti al Congresso e una numerosa delegazione italiana, coordinata dall’Ufficio Nazionale per l’apostolato del mare, proveniente dalle Associazioni Stella Maris che da anni operano con i propri volontari nei porti italiani a servizio della Gente di Mare.

Il Pontefice ha ricordato che fin dalle origini del cristianesimo il mondo marittimo è stato un efficace veicolo di evangelizzazione. Fu proprio attraverso la navigazione marittima, infatti, che molti tra gli Apostoli poterono attraversare il Mediterraneo per annunciare il Vangelo al resto del mondo, basti ricordare a tal proposito i numerosi viaggi compiuti da San Paolo. “Anche oggi – afferma Benedetto XVI – la Chiesa solca i mari per portare il Vangelo a tutte le nazioni, e la vostra capillare presenza negli scali portuali del mondo, le visite che fate quotidianamente sulle navi attraccate nei porti e l’accoglienza fraterna nelle ore di sosta degli equipaggi, sono il segno visibile della sollecitudine verso quanti non possono ricevere una cura pastorale ordinaria. Questo mondo del mare, nel continuo peregrinare di persone, oggi deve tenere conto dei complessi effetti della globalizzazione e, purtroppo, si trova a dover affrontare anche situazioni di ingiustizia, specialmente quando gli equipaggi sono soggetti a restrizioni per scendere a terra, quando vengono abbandonati insieme alle imbarcazioni su cui lavorano, quando cadono sotto la minaccia della pirateria marittima o subiscono i danni della pesca illegale”.

L’Apostolato del Mare nasce nella seconda metà del XIX secolo con l’intento di offrire stabilmente assistenza ai marittimi e introducendo la dimensione dell’assistenza ai marittimi accanto all’aspetto religioso. Lo slogan della loro opera era quello di rivelare Cristo a coloro che navigano a bordo delle navi, e che lavorano in acque profonde, allo scopo di condurli ad una maggiore conoscenza di Cristo e della sua Chiesa. Nel 1922, Papa Pio XI ne approvò le Costituzioni e il Regolamento, incoraggiando i primi cappellani e volontari nella missione di «espandere il ministero marittimo»; e, 75 anni dopo, il Beato Papa Giovanni Paolo II confermò tale missione con il Motu proprio “Stella maris”.

A 90 anni dalla quella firma, Papa Benedetto XVI ricorda le incertezze e le difficoltà spesso vissute dai marittimi. “Un pensiero particolare – dichiara il Pontefice – va a quanti lavorano nel vasto settore della pesca e alle loro famiglie. Più di altri, infatti, essi devono fronteggiare le difficoltà del presente e vivono l’incertezza del futuro, segnato dagli effetti negativi dei cambiamenti climatici e dall’eccessivo sfruttamento delle risorse. A voi pescatori, che cercate condizioni di lavoro dignitose e sicure, salvaguardando il valore della famiglia, la tutela dell’ambiente e la difesa della dignità di ogni persona, vorrei assicurare la vicinanza della Chiesa”. Il XXIII Congresso Mondiale dell’Apostolato del Mare ha affrontato molti degli aspetti che oggi minacciano la vita della gente di mare.
“La moderna tecnologia – ricordava il card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti  – ha permesso il varo di navi sempre più veloci e altamente computerizzate, incrementando l’apporto meccanico per il carico e lo scarico delle merci nei porti e favorendo un rapido avvicendamento delle navi. A questi fattori positivi, però, non sempre corrisponde un uguale miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei marittimi, soprattutto di coloro che accettano contratti d’impiego che li portano a vivere per lunghi mesi lontani dalla famiglia e dalla loro comunità cristiana e civile. A ciò si aggiungono, in anni recenti, l’abbandono delle navi, con i loro equipaggi, in porti stranieri senza cibo e senza risorse, misure sempre più restrittive che impediscono ai marittimi di scendere a terra, abusi e sfruttamento”.

Papa Benedetto XVI incoraggia e invita i presenti a diventare annunciatori fedeli del Vangelo, a manifestate il volto premuroso della Chiesa che accoglie e si fa vicina; “rispondete senza esitare alla gente di mare, che vi attende a bordo per colmare le profonde nostalgie dell’anima e sentirsi parte attiva della comunità”. Utilizzando, infine, una metafora del mare, il Pontefice esorta i congressisti a fare tesoro del Concilio Ecumenico Vaticano II, “il quale è come «una bussola che permette alla nave della Chiesa di procedere in mare aperto, in mezzo a tempeste o ad onde calme e tranquille, per navigare sicura ed arrivare alla meta»”.

Pubblicato su Korazym.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *