Ratzinger ai coristi: «Con il canto voi pregate e fate pregare»

Papa Benedetto XVI ha incontrato in questi giorni più di 8 mila coristi appartenenti alle “Scholae cantorum” di numerose parrocchie italiane, ricevuti per la prima volta in Vaticano in occasione del Congresso organizzato dall’Associazione Italiana Santa Cecilia, per celebrare l’Anno della Fede.
Il Pontefice – con esplicito riferimento alla Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II – ha ricordato che «il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (SC, 112), qualcosa che va oltre il semplice abbellimento estetico del culto. “Il prezioso servizio che prestate: la musica che eseguite – chiarisce il Papa teologo – non è un accessorio o un abbellimento della liturgia, ma è essa stessa liturgia. Voi aiutate l’intera Assemblea a lodare Dio, a far scendere nel profondo del cuore la sua Parola: con il canto voi pregate e fate pregare, e partecipate al canto e alla preghiera della liturgia che abbraccia l’intera creazione nel glorificare il Creatore”.

Papa Ratzinger incoraggia le “Scholae cantorum” ad impegnarsi e a migliorare la qualità del canto liturgico, “senza aver timore di recuperare e valorizzare la grande tradizione musicale della Chiesa, che nel gregoriano e nella polifonia ha due delle espressioni più alte, come afferma lo stesso Vaticano II (cfr SC, 116)”. “La partecipazione attiva dell’intero Popolo di Dio alla liturgia – prosegue il Pontefice – non consiste solo nel parlare, ma anche nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica liturgica. Voi, che avete il dono del canto, potete far cantare il cuore di tante persone nelle celebrazioni liturgiche”.

Benedetto XVI ricorda anche la celebre esperienza di conversione vissuta da Paul Claudel mentre ascoltava il canto del Magnificat durante i Vespri di Natale nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi: «In quel momento – egli scrive – capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti».

Tanti grandi compositori, in passato, desideravano in qualche modo glorificare Dio.  Bach, per esempio, sul titolo di molte delle sue partiture scriveva le seguenti lettere S. D. G.: Soli Deo Gloria – Solamente alla gloria di Dio. Anton Bruckner metteva all’inizio le parole: “Dedicato al buon Dio”.
“Auguro – conclude Benedetto XVI – che in Italia la musica liturgica tenda sempre più in alto, per lodare degnamente il Signore e per mostrare come la Chiesa sia il luogo in cui la bellezza è di casa”.

Pubblicato su Vatican Insider

Questo articolo è stato gentilmente tradotto in spagnolo e pubblicato nel sito Ratzinger Ganswein.

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