Contro gli aborti selettivi nel ricordo di Madre Teresa

La memoria liturgica del 5 settembre, dedicata alla santità di Madre Teresa di Calcutta, rappresenta un forte richiamo morale e sociale contro la pratica degli aborti selettivi, feticidi e infanticidi femminili praticata nel continente asiatico e in modo particolare in India.
Una feroce forma di selezione eugenetica a base sessuale dagli esiti demografici e morali catastrofici; secondo alcuni dati, infatti, dieci milioni di bambine sono state abortite in India negli ultimi vent’anni, 500mila ogni anno! Gli esiti di uno degli ultimi censimenti governativi ha certificato, inoltre, un reale squilibrio genetico (in costante aumento) fra genere maschile e femminile, in India, infatti, nascono in media 914 bambine ogni 1000 maschi.

Dal 1994 in India non è più possibile il ricorso a particolari esami per determinare il sesso del nascituro. Con l’approvazione del regolamento “Tecniche di diagnostica pre-natale”, i medici devono infatti presentare una lista delle pazienti che – per soli motivi di salute – chiedono di sottoporsi al test. Nonostante ciò, la diffusione di aborti selettivi e infanticidi  femminili non si è arrestata, favorendo la diffusione di strutture sanitarie clandestine.
In India e nel mondo, – spiega il dr. Pascoal Carvalho, membro della Pontificia Accademia per la Vita, su AsiaNews – “Madre Teresa è rispettata per il suo amore verso ogni essere umano, e per la sua difesa della dignità e santità della vita dal suo concepimento, fino alla sua morte naturale”. Proprio per questo, l’anniversario della morte della beata e la sua memoria liturgica rappresentano il momento migliore per ripensare la lotta contro tutto quello che promuove “una cultura di morte”.

Spesso accade che anche nelle famiglie meno numerose vi sia una singolare avversione verso le bambine (una tremenda prassi culturale che porta conseguentemente all’eliminazione del feto femminile), e si preferiscano i figli maschi. Ciò spiega anche il particolare disprezzo sociale riservato alla donna che non ha figli maschi. Una squallida pubblicità sulle diagnosi prenatali con ultrasuoni recita: “Spendi 500 rupìe oggi per non spenderne 50.000 domani”.
In questo contesto, – sottolinea il dr. Pascoal Carvalho  – “la femmina è considerata un peso, soprattutto economico: per contrattare un buon matrimonio, la famiglia della futura moglie deve assicurare una dote consistente”. Il rispetto che il marito porterà alla propria moglie è sensibilmente legato alla capacità di quest’ultima di generare un figlio maschio, privando così la donna di ogni dignità umana e sociale e rendendola schiava dell’uomo.

In occasione del conferimento del Premio Nobel per la Pace – Oslo, 10 dicembre 1979 – Madre Teresa di Calcutta, ben “33 anni fa” disse: “Il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta – un’uccisione diretta – un omicidio commesso dalla madre stessa. […] I nostri genitori ci hanno voluti. Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla”.

Pubblicato su Vatican Insider

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