La morte del cardinale Martini: la inutile polemica di chi non sa

martini“Senti che c’è in lui qualcosa di diverso, e di più. La fermezza, ad esempio, e una visione che gli fa accettare il dolore, perché poi verrà la pace. Il gusto di una solitudine che è ricerca delle vere ragioni. […] Può predicare anche in francese e in inglese, conversa in tedesco, capisce il portoghese, lo spagnolo, il greco moderno, legge l’ebraico, il copio, l’amarico, il siriaco, l’arabo – oltre alle lingue classiche, si capisce –, è considerato il massimo esperto di cultura biblica. […] Non ci sono molti aneddoti nella sua avventura perché i contrasti, o le lotte, si svolgono nel segreto delle coscienze”. Con queste parole – schiette, essenziali e soprattutto rispettose della persona – Enzo Biagi tratteggiava un’oculata sintesi della personalità di Carlo Maria Martini, l’Arcivescovo di Milano che per ben 23 anni (dal 1979 al 2002) – come Sant’Ambrogio – governò la più importante diocesi italiana.

In queste ore, alcune voci – inopportune e fondate sulla scorsa del libero pensiero personale – vorrebbero strumentalizzare il decesso dell’illustre Cardinale accostandolo alla triste vicenda del sig. Piergiorgio Welby (che chiese l’interruzione della ventilazione artificiale che lo teneva in vita) e la giovane Eluana Englaro (a cui venne interrotta l’alimentazione e l’idratazione) facendolo diventare un vero e proprio caso.
La polemica nasce da alcune considerazioni tecniche che il neurologo Gianni Pezzoli, che da anni ha curato l’arcivescovo emerito di Milano, ha consegnato alla stampa: “Dopo un episodio di disfagia acuta il cardinal Martini non è più stato in grado di deglutire nulla ed è stato sottoposto a terapia parenterale idratante. Ma non ha voluto alcun altro ausilio: né la Peg, il tubicino per l’alimentazione artificiale che viene inserito nell’addome, né il sondino naso-gastrico. E’ rimasto lucido fino alle ultime ore e ha rifiutato tutto ciò che ritiene accanimento terapeutico”.

Il card. Martini, dunque, non si è sottratto alla “terapia parenterale idratante” che permette la somministrazione di sostanze nutritive elementari in forma liquida e sterile direttamente nel flusso sanguigno: aminoacidi, glucosio, lipidi (grassi). Per la Chiesa cattolica, infatti, il paziente può rinunciare all’accanimento terapeutico, che va distinto dall’eutanasia passiva, la quale al contrario non è mai ammessa.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica a tal proposito recita: “L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’«accanimento terapeutico». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente” (n. 2278).

Certamente alcune considerazioni dettate dal card. Martini – soprattutto negli ultimi anni della sua esistenza, probabilmente non tanto per andare contro la Chiesa verso cui fu sempre fedele ma per suggerire un confronto su alcuni aspetti della morale cristiana – non sono cattolicamente condivisibili. Ovviamente, oggi, per alcuni, la vera notizia tende a prendere le distanze dai 23 anni di episcopato vissuti nella diocesi più grande d’Italia, dal notevole contributo teologico dato come insigne esegeta, e dai numerosi libri pubblicati, per confondersi con altro!

Durante il suo ultimo incontro con Papa Benedetto XVI, svoltosi a Milano nel giugno scorso, in occasione del VII Incontro internazionale delle Famiglie, il card. Carlo Maria Martini, affidando il commento ad alcuni suoi collaboratori, aveva dichiarato: “Sono contento di questo incontro, veramente felice di aver visto il Papa di persona. Mi ha ringraziato molto per la vicinanza in queste ore non facili. E io continuerò a pregare per lui e per la Chiesa”. “Accettare questo momento doloroso per la Chiesa – riferiva il cardinal Martini a Papa Benedetto – come un dono è purificatorio”. “Soffriamo, ma la verità si compirà”. “E’ un momento difficile per la Chiesa, ma le occasioni si trovano nei momenti difficili”.

Pubblicato su Korazym.org

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