Prima di cambiare sesso una donna chiede di congelare i suoi ovuli

Una donna decide di cambiare sesso e prima di diventare un uomo chiede al direttore del Policlinico di Bari di poter congelare i suoi ovuli per una eventuale e futura gravidanza. “Mi è stato chiesto – conferma su ‘Repubblica’ il professor Luigi Selvaggi, direttore della prima clinica di ostetricia e ginecologia – da una donna che vuole conservare le proprie cellule (ovociti e un pezzo di ovaie) per il futuro, sottoporrò il caso al Comitato etico del Policlinico e, sinceramente, spero che mi autorizzi”. E’ una richiesta che in Italia – diversamente da altre Nazioni “più evolute” [Sic!] dove non esistono limiti sulla fecondazione eterologa – non ha ancora avuto precedenti.

Favorevole alla liceità di questa particolare iniziativa è il professor Orlando Todarello, direttore dell’Unità operativa complessa di psichiatria e counseling a cui la donna si è rivolta per diventare uomo: “Poter disporre di una banca dei gameti è grande cosa perché consente a queste persone di non rinunciare definitivamente ad avere dei figli. Prima di utilizzare dei gameti, bisogna pensarci bene, ma l’importante è non precludersi questa possibilità, è un atto civile”. Ma non c’è da sorprendersi di nulla. Altrettanto singolare, infatti, risulta l’iniziativa che ultimamente circola su internet (il luogo più adatto per pubblicizzare e promuovere efficacemente e senza costi aggiuntivi qualsiasi tipo di progetto) e che invita le donne a congelare una scorta di ovuli da utilizzare in futuro.

Congelare gli ovuli – secondo l’autrice della campagna mediatica – offre l’opportunità di tenere sotto controllo l’ansia da maternità e vivere serene sapendo che una possibilità per avere una normale gravidanza c’è ancora. L’era moderna – quella che abbatte le pareti della genetica senza curarsi minimamente della dignità morale dell’uomo, trasformando l’esistenza umana in una sorta di “mercatino” dove tutto (persino il corpo e le sue funzioni vitali) può essere geneticamente trasformato, modificato e rivenduto a buon mercato –, se non porremo la giusta attenzione, ci trascinerà inesorabilmente nel vortice della disperazione interiore. Quando poi – come Pinocchio e Lucignolo trasformati in ciucchini – ci accorgeremo dell’inganno, “forse” ritorneremo a guardare la nostre vita, ciò che siamo e ciò che possediamo, con uno sguardo maggiormente grato. “Che cosa è davvero necessario nella mia vita? – ha ricordato Benedetto XVI nel corso della recente Udienza Generale a Castel Gandolfo – Rispondo con sant’Alfonso: «La salute e tutte le grazie che per quella ci bisognano»; naturalmente, egli intende non solo la salute del corpo, ma anzitutto anche quella dell’anima, che Gesù ci dona. Più che di ogni altra cosa abbiamo bisogno della sua presenza liberatrice che rende davvero pienamente umano, e perciò ricolmo di gioia, il nostro esistere”.

Ritornando ai fatti di Bari il professor Luigi Selvaggi ribadisce ancora: “Tenendo ben presenti i paletti legati alla legge 40 che vieta la fecondazione eterologa, eliminando le questioni etiche e religiose, trovo che sia una cosa giustissima: se ammettiamo il transessualismo, dobbiamo dare loro la possibilità di riprodursi”. Ma – qualcun altro si chiede – eliminando l’ostacolo di questi “paletti” che cosa rimarrebbe effettivamente della natura dell’uomo e della sua naturale e innata capacità di generare? Inoltre non si può escludere il feroce egoismo che può annidarsi nel cuore umano quando si pretende ad ogni costo di avere per sé tutto, andando – se necessario – anche contro natura.

Pubblicato su Korazym.org

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