Quarantaquattro anni fa,l'Humanae Vitae

Quarantaquattro anni fa veniva pubblicata l’Enciclica di Paolo VI “Humanae Vitae”, un documento magisteriale che mise a tema – dettagliandone i contenuti – la dignità della vita umana, il suo concepimento e la liceità delle tecniche anticoncezionali. Papa Paolo VI – senza mezzi termini e con la schiettezza culturale che lo contraddistingueva – chiarì subito verso quali prospettive il magistero della Chiesa cattolica era chiamato a pronunciarsi in quel preciso tempo storico (1968) carico di mutamenti, nel valore da attribuire all’amore coniugale e nell’apprezzamento da dare al significato degli atti coniugali in relazione con questo amore. Bisognava, inoltre, considerare i progressi compiuti dall’uomo – “progressi stupendi” li definì il Pontefice – “nel dominio e nell’organizzazione razionale delle forze della natura, così che si sforza di estendere questo dominio al suo stesso essere globale; al corpo, alla vita psichica, alla vita sociale, e perfino alle leggi che regolano la trasmissione della vita”.

Il testo dell’Humanae Vitae venne però attaccato con asprezza da alcuni teologi e il Pontefice visse l’ultimo decennio della sua esistenza (terminata il 6 agosto del 1978) in solitudine, abbandonato dai suoi stessi amici e sottoposto a dure critiche.
Il 29 giugno del 1972, Paolo VI – in un resoconto dell’omelia per i SS. Apostoli Pietro e Paolo – riferendosi alla situazione della Chiesa ebbe a dire: “C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa […]. È entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce. […] Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Predichiamo l’ecumenismo e ci distacchiamo sempre di più dagli altri. Cerchiamo di scavare abissi invece di colmarli”.

I temi relativi al matrimonio erano già stati affrontati nelle discussioni che portarono alla stesura di una delle quattro costituzioni dogmatiche del Concilio Vaticano II, la “Gaudium et spes”, con particolare riferimento alla condizione dei divorziati risposati, del matrimonio dei preti e dei matrimoni misti. Alcuni di questi temi, in ordine alla morale, non suggerivano però un’esplicita presa di posizione da parte della Chiesa e spesso lo spirito del Concilio veniva travisato e vissuto con eccessiva libertà di coscienza. Fu così che – dopo non poche esitazioni – Paolo VI decise di fare chiarezza pubblicando, il 25 luglio 1968, l’enciclica Humanae vitae.

Il testo di questo documento magisteriale – un vero e proprio inno all’amore ispirato al Cantico dei Cantici – contribuì alla crescita relazionale e responsabile della coppia, fece luce sui principali aspetti della morale coniugale, e segnò il punto di rottura nel pontificato di Paolo VI suscitandone l’immeritata impopolarità.

Pubblicato su Korazym.org

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