Fisichella: "Tutti i battezzati sono testimoni"

“Non è pensabile che la Chiesa possa vivere in maniera privata e privatistica la dimensione dell’annuncio: l’annuncio è universale, va portato a tutti e questo richiede una presenza significativa nella società. Senza la presenza dei cattolici, certamente la società sarebbe più povera e più triste, perché mancherebbe della ricchezza del Vangelo e della nostra speranza”.
E’ la dichiarazione rilasciata ai microfoni di Radio Vaticana da monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, che ha preso parte al primo Congresso nazionale sulla nuova evangelizzazione, a Kostrzyn, in Polonia.

“La nuova evangelizzazione – prosegue l’Arcivescovo – ha come suo compito specifico quello di ravvivare in coloro che già sono cristiani e battezzati la consapevolezza di essere degli evangelizzatori. E solo a partire da qui è possibile raggiungere anche le persone che si dicono cristiane ma sono diventate indifferenti, o le persone che non partecipano più alla vita della comunità cristiana, o alle persone che non hanno ancora conosciuto Gesù Cristo”.

La società odierna, lacerata da innumerevoli contraddizioni etiche e socioculturali, appare disorientata e assuefatta alle dinamiche “usa e getta” ereditate dal mercato ideologico del nostro tempo. Una realtà questa che impone stili di vita contrari alla dignità dell’uomo e alla sua dimensione spirituale.
Non si tratta di banale allarmismo né tanto meno risulta immotivata la scelta che ha portato Papa Benedetto XVI a voler indire un anno della Fede, per ritornare a guardare con maggiore consapevolezza i contenuti della fede cristiana.
Citando Giovanni Paolo II, mons. Fisichella ricorda che la nuova evangelizzazione necessita di un nuovo linguaggio e di un rinnovato entusiasmo, “noi dobbiamo essere capaci di parlare il linguaggio dei nostri contemporanei, ma non possiamo dimenticare che il contenuto del nostro annuncio è sempre lo stesso: ieri, oggi e sempre. E non cambia. Ciò che è cambiato è la società, ciò che è cambiato è il modo di concepire la vita”.

La sfida di questo terzo millennio spinge l’uomo ad entrare con coraggio nella cultura secolarizzata per riconoscere i limiti degli stili di vita fino ad ora abbracciati e per comprendere che un’esistenza vissuta “come se Dio non esistesse” non è capace di portare fruttuose ricchezze culturali, anzi – conclude Fisichella – tutto ciò “ha impoverito l’uomo perché l’uomo, oggi, è profondamente in crisi”.

Pubblicato su Vatican Insider

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