A Dublino si riflette sulla Terra Santa

A proposito del mistero eucaristico il teologo svizzero H.U. von Balthasar affermava: “Quello che è accaduto in realtà durante questa passione non si lascia indovinare o costruire, bisogna lasciarselo dire”. Questa espressione ci è sembrata particolarmente adeguata per descrivere ciò che in questi giorni – in occasione del cinquantesimo Congresso Eucaristico Internazionale – sta accadendo in Irlanda. Relazioni, workshop, testimonianze, liturgie eucaristiche, momenti di ascolto, preghiera, catechesi, condivisione (la classica struttura congressuale, per intenderci) potrebbero, infatti, risultare tediose e ridondanti se non avessero come unico scopo quello di ridestare la nostra fede e “lasciarci dire” il legame eucaristico che c’è tra noi e Cristo.

“Sono rimasta stupita – dichiara Colette Furlong, responsabile nazionale irlandese per la pastorale – dal grande numero di persone che sono andate alle catechesi e ai workshop per ascoltare, imparare e condividere. Abbiamo imparato molto da queste testimonianze che ci hanno portato a prendere consapevolezza che la vita cristiana non è privata, ma personale e quindi anche comunitaria. Occorre ritrovarsi di più e testimoniare pubblicamente la nostra fede, insomma questo Congresso ci ha dato motivo e forza per riprendere il cammino”.

Il Congresso Eucaristico Internazionale, in questi giorni, offre all’attenzione degli oltre 12 mila delegati un ulteriore spunto per la riflessione: “Comunione nella sofferenza e nella guarigione”.
Mons. Bashar Warda, arcivescovo caldeo di Erbil in Iraq, nel corso della sua riflessione ha parlato vari tipi di sofferenze (fisiche, mentali e dell’anima) che affliggono gli uomini del nostro tempo. “La sofferenza – chiarisce Warda – è sempre degenerante e devastante per la dimensione umana delle persone. Tuttavia, quando parliamo di «sofferenza umana», è sempre implicata la sofferenza di Nostro Signore Gesù Cristo. Il suo corpo spezzato è e rimane presente nel mistero del pane spezzato, come una fonte dalla quale scorrono amore e legami che creano comunità”. L’arcivescovo iracheno ha parlato anche delle comunità perseguitate, raccontando le storie di alcuni fedeli uccisi violentemente e la forza interiore e spirituale delle famiglie cristiane rimaste in Iraq. Anche Gesù ha cercato i suoi discepoli durante i momenti di dolore; “La comunità dei discepoli, la loro comunione d’amore – ha sottolineato il presule – trova la sua origine e forza nella sofferenza di Cristo. L’Eucarestia e la Chiesa stessa sono costruite sulla sua croce. Anche sulla croce Gesù cerca di creare comunità”.
Qual è la situazione attuale della Chiesa in Iraq? Monsignor Warda risponde così ai microfoni di Zenit: “Come probabilmente sa, la nostra gente ha una reputazione di sofferenza e persecuzione. Sfortunatamente, la maggior parte dei Cristiani lascia il paese e ciò significa che ormai siamo una minoranza molto ridotta. Tuttavia questa comunità è così colma di speranza che, anche come minoranza, porta con sé una forza che è degna di ogni cristiano: in questa violenza, questa atmosfera cupa in cui viviamo, ci soffermiamo sulla speranza che emerge dal credo Cristiano”.

Nella giornata dedicata alla sofferenza, anche mons. Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme, ha rivolto un invito a non scoraggiarsi nelle prove. “Considerando la situazione politica del Medio Oriente – dichiara il Patriarca – è normale avere paura, perché soffriamo e siamo minacciati, ma la paura non è accettabile per chi segue Cristo”. Ma “il vero aiuto viene dalla preghiera e dal ricevere nostro Signore nell’Eucaristia”.
In Terra Santa – specifica Twal – ci sono più di 100 congregazioni che lavorano in vari settori, ma “15 sono contemplative e pregano in adorazione eucaristica giorno e notte. Come Chiesa siamo molto grati a questi religiosi; io spero molto che le loro intercessioni portino pace e giustizia nella Terra Santa”.

Rose Busingye, nativa di Kampala in Uganda, infermiera e puericultrice, ha testimoniato al Congresso sua esperienza con i malati di aids. Nel 1992 ha fondato il Meeting Point International, un’organizzazione che opera nelle aree svantaggiate di Kampala fornendo aiuto ai malati, specialmente a quelli in stato terminale, e alle loro famiglie. “Tutto è sorto – racconta Rose – riflettendo sull’incarnazione. Cosa c’entra con la mia carne un Dio che si è fatto carne? Dio si è mischiato con noi e nell’Eucaristia, divina follia, egli rimane con noi”.

Durante una conferenza stampa, infine, padre Kevin Doran, segretario generale del Congresso, ha annunciato che la “Pietra della guarigione” (“Healing Stone”), su cui è incisa una preghiera di una vittima irlandese di abusi, (inaugurata all’inizio del Congresso) verrà collocata permanentemente presso il Santuario del Purgatorio di San Patrizio a Lough Dern.
“Dopo aver considerato varie opzioni – ha dichiarato padre Doran –, la scelta di Lough Dern è sembrata particolarmente appropriata per la storia penitenziale del sito e per il pellegrinaggio di riconciliazione fatto in questo luogo dal card. Marc Oullet, legato pontificio al Congresso, martedì e mercoledì scorsi”, un gesto che, come ripetuto in altre occasioni, è stato voluto espressamente da Papa Benedetto XVI.

(Scritto per Korazym.org)

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