Dublino 2012: L'amore per l'Eucaristia in famiglia

L’origine e lo sviluppo dei Congressi eucaristici nasce in Francia nella seconda metà del XIX secolo grazie all’intraprendenza di una donna. Fu, infatti, Emilie Tamisier (1834 – 1910) ad organizzare – con l’ausilio di altri laici, sacerdoti e vescovi e soprattutto con la benedizione di Papa Leone XIII – il primo Congresso eucaristico internazionale a Lille, nel nord della Francia, dal 28 al 30 giugno 1881, sviluppando il tema: “L’Eucaristia salva il mondo”. L’entusiasmo degli 8000 partecipanti e dei 363 delegati provenienti da 11 Paesi registrò l’importanza di questo primo grande raduno eucaristico, incoraggiandone la prosecuzione. Nei primi Congressi – oltre all’adorazione solenne e alle grandiose processioni – si promuovevano la comunione frequente degli adulti e la prima comunione dei bambini. In questo periodo, infatti, Pio X, succeduto a Leone XIII, con il decreto “Sacra Tridentina Synodus”, emanato dalla Sacra Congregazione del Concilio il 20 dicembre 1905, invita tutti i fedeli alla comunione frequente e anche quotidiana, dettando come uniche condizioni lo stato di grazia e la retta intenzione.

Nel 1910, inoltre, con il decreto “Quam singulari” – che la Sacra Congregazione dei Sacramenti pubblicò su mandato di Pio X – si anticipava verso i sette anni l’età della Prima Comunione dei fanciulli. Durante il pontificato di Pio XI l’organizzazione congressuale sviluppò ulteriormente la caratteristica internazionalizzante dell’evento, e i Congressi eucaristici vennero, così, celebrati progressivamente in tutti i continenti. Infine sarà il Concilio Vaticano II – attraverso alcuni importanti documenti magisteriali quali Sacrosanctum Concilium (1963) ed Eucharisticum mysterium (1967) – ad indicare i criteri generali per la preparazione e la celebrazione dei Congressi eucaristici, che da quel momento in poi si apriranno ai problemi del mondo contemporaneo, all’ecumenismo e al dialogo interreligioso.

Ritornando a Dublino, la seconda giornata del 50° International Eucharistic Congress (Iec) mette a tema la “Comunione nel Matrimonio e nella Famiglia”. “Il matrimonio – afferma l’insegnante e giornalista Breda O’Brian – non è un momento, ma una vita intera, in cui ogni giorno vivi le promesse che hai fatto. (…) Sono promesse impossibili da mantenere con le tue sole forze e risorse, ci puoi riuscire con la grazia di Dio”. E’ la testimonianza di una donna, madre di quattro figli, assolutamente convinta che il dialogo sia un elemento determinante all’interno della vita familiare. “Il tavolo è molto importante” – afferma la giornalista dell’Irish Times parlando della propria famiglia – perché è il luogo in cui “s’impara ad ascoltare”, a “dimenticare ed essere dimenticati”, a “nutrire anima e corpo”, a “ringraziare di tutto ciò che abbiamo”; “È il luogo dove abbiamo imparato il significato dell’Eucaristia e sperimentato la presenza di Dio in mezzo a noi”.

“Il matrimonio – conclude Breda O’Brian – non riguarda solo due persone ma due famiglie, con le loro storie, debolezze e forze”. Questo apre alla “dimensione comunitaria del matrimonio che è di vitale importanza: il Concilio ricorda, infatti, che esso non è un bene solo per i partner e i loro figli, ma anche per la Chiesa e la società”. San Colombano – il monaco irlandese morto a Bobbio nel 615 che ha percorso mezza Europa fondando monasteri e riportando alla fede cristiana le popolazioni europee che rischiavano di ricadere nel paganesimo – è uno dei patroni del 50° Congresso eucaristico internazionale in corso a Dublino. Mons. Piero Marini, presidente del Pontificio Consiglio per i congressi eucaristici internazionali, – nel corso di un suo intervento – ne ha sottolineato l’importante opera e a proposito delle radici cristiane dell’Europa, oggi messe in discussione, il Presule ha ricordato che il Santo scrisse un libro sulle penitenze, che può sembrare “un po’ arido” e “duro”, ma in realtà fu il primo che nel Continente introdusse la penitenza privata “cambiando di fatto il sacramento della confessione”. Negli scritti di san Colombano, invece, “non c’era nulla di punitivo e il suo libro sulle penitenze è una specie di ricettario per le malattie spirituali”; per il santo, infatti ,“il peccato avviene ogni volta che si antepone la propria volontà a quella di Dio e non consiste nel senso di colpa”.

Mons. Barry Hickey, Arcivescovo emerito di Perth (Australia), con obiettiva e triste consapevolezza, osserva come sempre più spesso il matrimonio venga promosso come una delle molte opzioni umane relative ai rapporti sessuali. “Negli ultimi anni si è assistito ad un brusco aumento di convivenze. Questi cosiddetti partenariati, che prendono il posto del matrimonio” e la pressione di alcuni nel voler cambiare la definizione stessa del matrimonio legittimando l’unione di due persone dello stesso sesso. La prassi del divorzio facile – prosegue mons. Barry Hickey – mette in discussione la forza e l’impegno richiesti nel matrimonio, incoraggiando l’opinione pubblica a non considerare il matrimonio un contratto a tempo indeterminato. Una grave situazione – conclude il Prelato – raramente oggetto di dibattito politico. L’Arcivescovo di Parigi, il card. André Vingt Trois ha ricordato che la chiesa “non deve escludere nulla di tutto ciò che può essere fatto pubblicamente per difendere il valore della famiglia”. “La prima missione delle famiglie cristiane è quella di vivere concretamente i valori della riconciliazione, dell’accettazione reciproca e gioia nel dare la vita per i propri cari. (…) La forza della nostra testimonianza si trova negli esempi che diamo”.

Su esplicita richiesta di Papa Benedetto XVI, (è stato annunciato ufficialmente durante il Congresso) il card. Marc Ouellet – legato pontificio per la celebrazione del 50° Congresso Eucaristico Internazionale – Iec 2012 – svolgerà un pellegrinaggio di riconciliazione e penitenza per le vittime di abusi sessuali. Il pellegrinaggio si svolgerà al santuario di Lough Derg, chiamato il “Purgatorio di san Patrizio”, dove da secoli gli irlandesi si recano per chiedere grazie speciali. Il cardinale officerà una Via Crucis, secondo la tradizione del santuario.

(Pubblicato su Korazym.org)

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