CL, Julián Carrón e la politica italiana

“Cosa abbiamo fatto della grazia che abbiamo ricevuto”! E’ la dolorosa costatazione del Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, Julián Carrón, a proposito delle vicende politiche che in quest’ultimo periodo hanno chiamato in causa il movimento fondato da mons. Luigi Giussani. “Se il movimento di Comunione e Liberazione – ammette con schiettezza Carrón – è continuamente identificato con l’attrattiva del potere, dei soldi, di stili di vita che nulla hanno a che vedere con quello che abbiamo incontrato, qualche pretesto dobbiamo aver dato”. “E’ una grande umiliazione costatare che a volte per noi non è bastato il fascino dell’inizio per renderci liberi dalla tentazione di una riuscita puramente umana… e che ha portato a conseguenze che ci riempiono di costernazione”. 

Una lettera carica di amarezza che il successore di don Giussani, da sette anni a capo di Comunione e Liberazione, pubblica su La Repubblica in seguito alle vicende che hanno coinvolto il Presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni. “Chiediamo perdono se abbiamo recato danno alla memoria di don Giussani con la nostra superficialità e mancanza di sequela. Spetterà ai giudici determinare se alcuni errori commessi da taluni costituiscano anche reati”; e ancora: “Soffriamo con coloro che sono alla ribalta dei media, memori della nostra debolezza per non essere stati abbastanza testimoni nei loro confronti; e questo ci rende più consapevoli del bisogno che abbiamo anche noi della misericordia di Cristo”.

Già nel maggio 2012 l’Arcivescovo di Milano, mons. Angelo Scola, durante l’incontro con la stampa organizzato dalla diocesi in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, prendeva le distanze dal governatore della Lombardia dicendo: “Negli ultimi vent’anni ci siamo visti sì e no una volta all’anno a Natale”, e a proposito della sua militanza in Cl dichiarava: “non ho più partecipato a riunioni organizzative e ormai non conosco nessuno tra quelli che hanno meno di sessant’anni… Possibile che uno si debba portare addosso non uno ma due peccati originali?”. Anche Julián Carrón, nello stesso mese, a proposito di politica asseriva: “Possono esserci state persone che hanno usato Cl in un certo modo… Noi non interveniamo in nessun documento o azione di coloro che hanno responsabilità politica. Non esistono candidati di Cl, non esistono politici di Cl. Questa cosa, prima si chiarisce, meglio è”.

Enzo Biagi, il decano dei giornalisti italiani, uno delle vittime del famigerato “editto bulgaro di alcuni anni fa, alla voce “Cattolici & Politica”, nel suo Dizionario del Novecento scriveva: “«Pietro, prima che il gallo canti tre volte, tu mi tradirai», e all’alba, come previsto, l’apostolo è già passato all’opposizione. Ho il dubbio che i cattolici impegnati in politica quelle pagine le abbiano sfogliate alla svelta (è gente che, di solito, si applica poco), anche perché sanno, più o meno, come il racconto va a finire. Io li considero degli abusivi; di sicuro, se si confronta la loro attività con gli ammonimenti che nascono da quella antica vicenda palestinese, si arguisce subito che non hanno capito niente. Non si salvano qui e non si salveranno di là, dove il giudizio sulle opere di ognuno di noi non è affidato a una commissione parlamentare. Le pratiche, nella Valle di Giosafat, non possono essere insabbiate, perché ci saranno troppi testimoni, e dalle varie profezie non risulta che, in quel tribunale, sia possibile lottizzare i magistrati. Lì, come nel calcio, c’è solo un arbitro e il fallo di mano, anche in area democratica, comporta automaticamente il rigore”.

(Articolo pubblicato su Korazym.org)

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