Educazione, questione di “cuore”

Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della Cei, ha preso parte in questi giorni al seminario promosso dall’Ufficio Nazionale per l’educazione, la scuola e l’università dal titolo “Il tempo dell’esame di maturità”. Nel corso del suo intervento mons. Crociata ha rilanciato i presupposti di una adeguata formazione culturale che porti i giovani a saper rispondere alle domande sul proprio futuro: “che intendo fare nella vita?”,“chi voglio essere?”. “L’educazione, – precisa, infatti, il Prelato – ad ogni tappa della crescita, non si compie se la relazione e la proposta educativa non riescono a risvegliare e a mobilitare tutte le risorse migliori che abitano l’interiorità personale di ciascuno”. 

“L’educazione – affermava don Bosco – è cosa del cuore e Dio solo ne è il padrone e non potremo riuscire a niente se Dio non ci dà in mano la chiave di questi cuori”. Un problema di cuore – adeguatamente distante dal sentimentalismo verso cui lo si vorrebbe circoscrivere – che ha a che fare con Dio e che dovrebbe condurre i giovani verso una maturità e responsabilità antropologica e sociale strettamente legata alla persona. La scuola deve aiutarci ad esprimere tutte le nostre potenzialità attraverso un impegno serio e fruttuoso, con un senso del dovere che però non può essere finalizzato soltanto al raggiungimento di un buon voto o al conseguimento del “pezzo di carta” che “forse”ci permetterà di lavorare”.

“Chi cresce – afferma il Segretario Generale dell’episcopato italiano, contestualizzando una sorta di paradosso educativo – ha tutto e ha niente, nel senso che tutte le potenzialità sono in lui, come dotazione umana e come sostegno della grazia, ma nulla di esse si attiva senza un processo educativo che veda come punto di riferimento figure di adulti e testimoni maturi per umanità e fede. Nessuno sviluppo si mette in moto se non c’è qualcuno che dia occasione a chi cresce di prendere coscienza e di risvegliare il desiderio e la volontà di aprirsi alla vita e all’incontro con gli altri e con l’Altro”.

Il dilemma del nostro tempo riguarda certamente il “come” educare, ma non possiamo fare a meno di chiederci, tuttavia, se oggi sia ancora possibile educare! “L’ambiente in cui si svolgono la vita della famiglia e quella della scuola – spiega il professor Giuseppe Savagnone, editorialista del quotidiano Avvenire – sembra in grado di imporre modelli e suggestioni più forti dell’influsso, un tempo prevalente, di genitori e maestri. Ma bisogna anche riconoscere che, in questa crisi della dimensione educativa, gioca anche l’indebolimento, se non addirittura la perdita, delle coordinate ideali entro cui l’impresa educativa trovava il proprio significato e le condizioni della propria riuscita”.

Mons. Crociata ricorda, infine, l’impegno che i Vescovi hanno assunto mettendo a tema, tra gli Orientamenti Pastorali del decennio 2010-2020, la responsabilità educativa nei confronti delle giovani generazioni. “Per rendere tale servizio efficace, – precisa Crociata – è necessaria una condivisione della responsabilità educativa. Parlare di corresponsabilità educativa significa in primo luogo riconoscere che l’educazione dei giovani non compete esclusivamente o separatamente alla istituzione scolastica o alla famiglia, ma ad entrambe”.

(Pubblicato su Vatican Insider)

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