Terremoto del Belice. Ancora commemorazioni in attesa della ricostruzione

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In occasione del 44esimo anniversario dal terremoto che mise in ginocchio la Valle del Belice il 15 gennaio 1968, provocando quasi 400 morti e circa 70mila senzatetto, mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, ha celebrato la Santa Messa nella chiesa “Cristo Risorto” a Santa Ninfa. “Dopo 44 anni – afferma il Prelato con la schiettezza e la determinazione che lo contraddistingue – continuiamo a celebrare un rito commemorativo, non solo per ricordare le vittime, ma anche per far sentire ancora una volta la voce di questa Valle che non vuole smarrire la speranza. Servirà questo anniversario a scuotere chi di dovere per scrivere la parola fine a un’emergenza che sembra assumere i caratteri di una maledizione?” (Sir).

“Quell’evento – prosegue mons. Mogavero – registrò dei primati, tragici e ingloriosi, che ancora oggi lo consegnano all’attualità. Accenno solo all’improvvisazione e alle lentezze nei soccorsi, al difetto delle comunicazioni, ai ritardi nelle risposte della politica, alla frammentazione degli interventi per la ricostruzione, alla mancata concertazione tra istituzioni nazionali e locali ed esigenze della popolazione”. Queste assenze, conclude il vescovo, hanno “determinato una situazione paradossale nella quale alla riedificazione materiale non si è accompagnata una politica di sviluppo del territorio. Non si è pensato allo sviluppo dell’agricoltura, vera risorsa della Valle, attraverso una modernizzazione della stessa e una specializzazione delle colture tipiche, salvaguardando nello stesso tempo l’ambiente”.

Il terremoto (di magnitudo 6.1) che nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio del 1968, devastò la Valle del Belice provocò morte e distruzione nelle province di Trapani, Agrigento e Palermo. Alcuni paesi vennero rasi al suolo e la ricostruzione di molte località non è (a distanza di 44 anni) ancora del tutto ultimata; pare manchino 133 milioni di euro per le opere pubbliche e 300 milioni per l’edilizia privata. Il ritornello è però sempre lo stesso: “Mancano i fondi”! I sindaci del Belice, stanchi di questuare inutilmente a Roma, hanno deciso allora di commemorare l’anniversario del terremoto in casa propria attraverso incontri e manifestazioni culturali proposti nei vari territori della Valle.

Amarezza anche nelle parole di Nicolò Catania, coordinatore dei 21 sindaci della Valle del Belice, che ai microfoni di Adnkronos riferisce: ”E’ ormai tempo di mettere la parola fine a questa triste e vergognosa vicenda che si trascina ormai da quella tragica notte del 15 gennaio del ’68, quando una scossa del nono grado della scala Mercalli rase al suolo 21 comuni e uccise oltre 400 persone. Per chiuderla mancano ancora 300 milioni di euro per il completamento dell’edilizia privata e 133 milioni di euro per quella pubblica”. Ancora una volta – prosegue Nicolò Catania – sarà un anniversario celebrato sul territorio. Dieci dei comuni che vissero quella terribile esperienza, infatti, saranno protagonisti di alcuni momenti di incontro e riflessione per ricordare, ma anche per rafforzare il senso di appartenenza e far proprie le parole pronunciate dal presidente della Repubblica nel maggio del 2009: «Lo Stato ha il dovere di dare risposte a questa terra perché non vi può essere disuguaglianza tra i territori che costituiscono la Repubblica»”.

Pare – ricorda infine il coordinatore dei sindaci della Valle del Belice – che ”da uno studio comparativo tra il terremoto del Belice e quello del Friuli del 1976 (equivalenti per danni e superficie interessata) effettuato dalla Ragioneria dello Stato, si evince che a somme rivalutate fino al 30 settembre 1995, il Belice ha avuto 12 mila miliardi di lire ed il Friuli 29 mila”.

(Pubblicato su Medeu.it)

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