Il Verbo inizia in noi, come in principio

“Io ho bisogno di Cristo, e non di qualcosa che Gli somigli. Voglio H., e non qualcosa che sia simile a lei. Una fotografia veramente bella potrebbe alla fine diventare una trappola, un orrore, e un ostacolo. […] Non la mia idea di Dio, ma Dio. Non la mia idea di H., ma H. Sì, e anche non la mia idea del mio prossimo, ma il mio prossimo. Forse che non facciamo spesso questo errore con chi è ancora vivo, con chi è accanto a noi nella stessa stanza? Rivolgendo le nostre parole e le nostre azioni non all’uomo vero ma al ritratto, al riassunto, quasi, che ne abbiamo fatto, nella nostra mente?” (C.S. Lewis). Le parole di questa preziosa citazione – scritte dal celebre saggista inglese Clive Staples Lewis per raccontare la sua reazione alla morte della moglie (H.) – ci aiutano a comprendere il sostanziale divario che sussiste tra la nostra “idea” di Dio e ciò che Egli realmente «E’».

“La mia idea di Dio – prosegue lo scrittore britannico – non è un’idea divina. Deve essere continuamente mandata in frantumi. Ed è Lui stesso a farlo. Lui è il grande iconoclasta. Non potremmo quasi dire che questa frantumazione è uno dei segni della Sua presenza? L’esempio supremo è l’Incarnazione, che lascia distrutte dietro di sé tutte le precedenti idee del Messia”. Dio è, infatti, concretezza, si è realmente incarnato nella storia degli uomini perché il suo amore potesse esprimersi in un autentico abbraccio, profondamente umano e sorprendentemente divino. Abbracciare Dio non è però come abbracciare il primo fascio di luce incontrato per strada! Certe “idee” dovremmo davvero cominciare a rimuoverle dalla nostra mente. Non è immaginando di essere un gabbiano, infatti, che si può iniziare a volare! Se Dio rimane un’idea, la più bella e la più affascinante delle idee spirituali l’impegno della fede risulta vano, e soprattutto appare come il frutto della nostra immaginazione.

Dio ha voluto regalarci una carne, una presenza vera e tangibile; Egli si è davvero incarnato nella vita degli uomini, in un luogo e in un tempo storico ben preciso che non è possibile ignorare. Possiamo comprende bene, allora, quanto sia difficile considerare la nostra fede una illusione umana se Cristo si è veramente fatto uomo. Il Figlio di Dio irrompe nel mondo concedendoci del tempo per imparare a riconoscerlo e ad accoglierlo, per “abituare l’uomo – afferma S. Ireneo – a comprendere Dio, e abituare Dio a mettere la sua dimora tra gli uomini”. Attraverso la sua incarnazione, Cristo ha preferito amarci dal di dentro, lasciando al peccato la libertà di umiliarlo fino alla morte in Croce.

“Per poter trovare Dio in noi dobbiamo smettere di guardarci, smettere di controllarci e verificarci nello specchio della nostra futilità […] giudicando i nostri atti non alla luce delle nostre illusioni, ma alla luce della Sua realtà che ci circonda nelle cose e nelle persone con le quali viviamo” (Thomas Merton). Non lo neghiamo, il buon Dio ha deciso di rivelarsi definitivamente a noi in modo inusuale per una divinità del suo calibro! Il Popolo d’Israele, infatti, attendeva la venuta di un re forte e potente… non un bambino. Egli «si china a guardare nei cieli e sulla terra» (Sal 113, 6), “Viene, proprio Lui, – afferma Papa Benedetto XVI – come bimbo giù fin nella miseria della stalla, simbolo di ogni necessità e stato di abbandono degli uomini. Dio scende realmente. Diventa un bambino e si mette nella condizione di dipendenza totale che è propria di un essere umano appena nato.

Il Creatore che tutto tiene nelle sue mani, dal quale noi tutti dipendiamo, si fa piccolo e bisognoso dell’amore umano. […] Perché niente può essere più sublime, più grande dell’amore che in questa maniera si china, discende, si rende dipendente. La gloria del vero Dio diventa visibile quando ci si aprono gli occhi del cuore davanti alla stalla di Betlemme”.

Nel mistero dell’Incarnazione di Cristo rintracciamo, così, il senso ultimo della nostra vocazione; quella vocazione che ogni anno, maldestramente, cerchiamo di ricondurre presso la grotta di Betlemme… là, dove tutto ha avuto inizio! Paul Claudel scriveva: “Il Verbo inizia in noi come è cominciato con Dio nel Principio! / Atto di pura origine a cui la nostra natura partecipa! / O grazia che sorpassa il peccato! Evento che trasfigura la promessa!”. Non esiste una strada da seguire in alternativa a quella battuta da Gesù stesso, né possiamo abbreviarne il tragitto per mezzo di artificiose scorciatoie! Per di più la strada da percorrere non è geograficamente rintracciabile, poiché coincide con la persona stessa di Cristo. Dio ha scelto la concretezza della carne per rivelarsi all’uomo e questo fa del cristianesimo il più grande paradosso religioso di tutti i tempi.

(Articolo pubblicato su Korazym)

0 thoughts on “Il Verbo inizia in noi, come in principio

  1. Dio fa il tifo per la gioia dell’uomo, ed è pronto a sostenerla e a darle significato, così come è pronto a sostenerne il dolore. Il Natale è l’eterno “Presente!” che Dio pronunzia all’appello dell’uomo, gioioso o sofferente. Il risuonare di questa risposta accompagni tutta la nostra vita: è il migliore augurio che possa fare a tutti voi. Buon Natale!

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