Sono veramente un dono per voi?

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Il focolare continuava a fumare… scorse Miriam china sulla mangiatoia. Proprio là, sotto i musi degli animali aveva sistemato il Neonato. Si chinò. Sulla paglia era adagiato un Bambino, un qualsiasi bambino umano… Giuseppe infilò le mani sotto il Bimbo e Lo sollevò. Era leggero leggero, pareva che non pesasse più degli stracci che lo avvolgevano…Non era nato un gigante pronto alla lotta. Fra le mani sentiva il corpicino delicato, fragile… Si alzò nuovamente, lo pose ancora nella mangiatoia. Miriam lo avvolse in un lembo strappato dalla tunica. Non avevano nulla per vestire il Bambino…” (Jan Dobraczynski).

Il mistero dell’Incarnazione di Cristo si realizza attraverso l’innocua e innocente esistenza di un bambino, di un qualsiasi bambino umano, e il brano precedente – tratto dal romanzo di Jan Dobraczynski L’ombra del Padre – esprime, nella sua essenziale semplicità, i tratti più caratteristici di questo avvenimento naturale e al contempo divino.

Il Messia dunque – da secoli annunciato come il Dio forte, il dominatore d’Israele – uno che può spostare le montagne e cambiare il corso del tempo, decide di farsi uomo e di entrare nel fragile tessuto di un bambino. Una decisione “questa” che scandalizza il senso religioso di ogni uomo e che appare peraltro – nell’esile corpo di un bambino – come una logica debole e perdente. Il Signore, Padre degli orfani e difensore delle vedove, diventa adesso un Dio-bambino che si rannicchia nel grembo della madre cercando in lei rifugio e protezione. “Non come vincitore è venuto, ma come colui che invoca protezione. Egli vive in me come un fuggiasco, sotto la mia sorveglianza; ed io garantisco per Lui davanti al Padre” (G. Bernanos).

Ad intuire più di tutti l’essenza e la straordinarietà di questo avvenimento è la piccola Teresa di Lisieux, che vive concretamente il suo rapporto con Cristo, con la stessa attenzione e tenerezza di una madre. Persino durante il sonno il Bambino Gesù può trovare in Teresa una «culla» disposta a vegliare su di Lui, perché possa addormentarsi nella sicurezza, senza la paura di essere svegliato. «Se vuoi dormire/ mentre la tempesta infuria,/ posa i tuoi riccioli d’oro/ sul mio seno./ Il tuo sorriso m’incanta/ mentre t’addormenti piano, dolcemente;/ china su di te ti cullo/ col mio canto, soavemente estasiata,/ o amabile bambino» (Teresa di G.B.).

Nel bambino è custodita l’immagine paradossale di un Padre che chiede di essere amato, ed è proprio nella vita di questa fragile creatura che è possibile scoprirne i tratti più caratteristici, poiché – lo aveva affermato Giovanni Paolo II durante il Giubileo delle Famiglie – nei bambini «E’ come inscritta in tutto il loro modo di essere un’interrogazione, che si esprime nei modi più diversi…mi volete bene? sono veramente un dono per voi?…Domande poste forse più con gli occhi che con le parole, ma che inchiodano i genitori alla loro grande responsabilità e sono in qualche modo per loro l’eco della voce di Dio».

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