Perché sono cristiano?

Nella presentazione di un famoso libro, scritto dal grande teologo svizzero H.U. von Balthasar e dal card. J. Ratzinger (Perché sono ancora cristiano – Perché sono ancora nella Chiesa, Ed. Queriniana) raccolgo queste due interessantissime affermazioni: “«Perché sono ancora cristiano?», si chiede Hans Urs von Balthasar. Perché il cristiano, risponde, «sa accompagnare silenziosamente i fratelli e le sorelle anche e soprattutto là dove gli altri si fermano». E perché sa che «quanto nella vita umana è assurdo e negativo trova senso e significato nell’incarnazione di Dio in Cristo: in lui l’Amore è riuscito a trasformare la solitudine della morte in una sofferenza che redime». «E perché mai restare nella Chiesa?», si chiede Joseph Ratzinger in seconda battuta. Io rimango nella Chiesa e la amo, risponde il teologo, perché «è la Chiesa che, al di là delle sue infedeltà e delle debolezze umane, ci può dare Gesù Cristo», l’unico che redime l’umanità e la storia. E inoltre perché «la fede, che è una vera necessità per ogni essere umano e per il mondo, è possibile soltanto in comunione con altri credenti»”.

Sono due posizioni assolutamente convergenti che ci permettono di riflettere con estrema serietà su cosa voglia dire oggi essere cristiano, in questo terzo millennio sempre più carico di contraddizioni.
Oggi la cultura moderna ha sclerotizzato i principali fondamenti del cristianesimo, trasformandoli in umanissime e surreali considerazioni personali, lontane dalla realtà. Moralismi, associazioni di idee, opinabili punti di vista, e altre vacue considerazioni (il più delle volte sentimentali e romantiche) hanno indebolito il pensiero dell’uomo e la sua capacità di comprendere Dio. La realtà dunque appare complessa e il senso dell’essere cristiano sembra occultato da mille contraddizioni e valutazioni stereotipate. Il Vangelo, invece, è molto più concreto, non cede a compromessi, non inganna le speranze dell’uomo, annuncia da subito le sorti del cristiano e le difficoltà che dovrà inevitabilmente affrontare. Basta rileggere il capitolo decimo del Vangelo di Matteo per capire davvero di che pasta è fatto un “cristiano”! «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. […] Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome» (cfr. Mt 10, 16ss.).

In un altro interessante libro, “Perché sono cattolico”, G. K. Chesterton affermava: “La verità è che il mondo moderno ha subìto un tracollo mentale, molto più consistente del tracollo morale. Le cose vengono decise tramite associazioni d’idee invece di ricorrere ad argomentazioni basate sulla realtà”. Anche quando si affronta l’argomento Chiesa, il valore del cristiano è messo in discussione, poiché non si vuol riconoscere a quest’ultimo il privilegio della sua singolare appartenenza ad una realtà comunitaria fondata da Cristo stesso. “La Chiesa vive nelle persone”, afferma Benedetto XVI. Tale espressione non è usuale (ed è oltretutto scomoda) per coloro i quali confondono spesso la Chiesa per un mastodontico e burocratico edificio gerarchico, oppure per coloro che, in maniera marcatamente maliziosa, ritengono che la Chiesa viva, talvolta, nelle “persone sbagliate”. Punti di vista lontani anni luce dal significato vero di Chiesa. Eppure l’affermazione del nostro Papa è davvero “esplosiva”, soprattutto per gli amici cosiddetti  “laici” che pretenderebbero dalla Chiesa un minor coinvolgimento nel disbrigo di faccende morali e sociali che nulla hanno a che fare (a parer loro) con il cosiddetto sacro “edificio”. E’ molto più semplice considerare la Chiesa un’organizzazione piuttosto che vederla visibilmente presente in un “organismo”. Chi va a visitare il palazzo di Versailles (per fare un esempio) sa bene che della vita e del potere di Luigi XIV non è rimasto nient’altro che inanimate suppellettili (antichi e preziosi ricordi del passato) poste in bella mostra.
Quel palazzo è un monumento e nient’altro! Non è così – e questo duole a molti – per quanto riguarda la Chiesa, dove le vere “pietre” che formano parte di questo edificio sono pietre vive, persone, uomini e donne fedeli al mandato di Cristo. «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16, 18). Sono queste le parole che Gesù aveva rivolto a Pietro considerandolo la prima “pietra” vivente chiamata a costruire e a governare la Chiesa.

Chi è dunque il cristiano? Uno che impara a conoscere e ad amare Dio insieme ad altri credenti (Chiesa); uno che è capace di guardare la realtà della vita accogliendola come un dono; un uomo che vive la certezza di essere stato pensato da Dio dall’eternità, per amare e per essere amato; uno che non indietreggia di fronte alle difficoltà e persino di fronte alla morte; Uno – direbbe von Balthasar – che impegna la propria vita per i fratelli, perché egli stesso è debitore della vita al Crocifisso.

(Articolo pubblicato su Korazym.org)

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