Lettera del Papa al card. J.C. Korec

korec“C’è un uomo a Bratislava che fa paura al partito ateista cecoslovacco. Si chiama Ján Korec e lavora come operaio in una grande fabbrica. Benché sofferente di asma polmonare è obbligato a compiere lavori pesanti: caricare e scaricare tutto il giorno grossi bidoni di catrame. Quando le forze lo abbandonano non può aspettarsi nessuna compassione, perché è un cittadino di terza categoria: sui suoi documenti c’è il marchio di condannato per «tradimento della Patria»”.

Erano queste le credenziali del giovane gesuita Ján Chryzostom Korec, consacrato vescovo a soli 27 anni, negli anni in cui – con la presa del potere comunista – tutta la Chiesa cecoslovacca era stata messa in ginocchio.

In questi giorni, al card. Ján Chryzostom Korec, Vescovo emerito di Nitra (Repubblica Slovacca), Papa Benedetto XVI scrive una lettera per ricordare i 60 anni dalla sua ordinazione episcopale riconoscendolo un “pastore fedele e prudente”.

Quando Ján Korec, il 24 agosto 1951, fu nominato clandestinamente vescovo, la Chiesa cecoslovacca contava numerosi vescovi imprigionati o agli arresti domiciliari; tremila sacerdoti diocesani incarcerati; religiosi, suore, seminaristi: deportati; chiusi monasteri, conventi e dieci seminari su dodici.

Korec svolse clandestinamente in fabbrica, per nove anni, il ministero sacerdotale ed episcopale. Fu arrestato nel 1960 e per dodici anni visse in prigione celebrando ogni giorno la Santa Messa. Negli anni in cui venne internato a Valdice (Boemia del Nord), inoltrando la richiesta di riabilitazione, si rivolse così al Ministro della Giustizia della Slovacchia: “Ho iniziato i miei dodici anni di condanna con la convinzione di essere vittima di un’aperta rappresaglia subìta in condizioni di assoluta impotenza fisica e giuridica. Con dodici anni di detenzione si puniscono solo dei criminali… L’addebito poi di mantenermi fedele al Papa lo ritengo un onore. Questa fedeltà non ha bisogno dell’approvazione né del beneplacito di nessuno. La prigione non ha per nulla diminuito questa fedeltà. Anzi è proprio essa che mi ha permesso di sopportare la prigionia… Non chiedo grazia: mi appello semplicemente alla Verità, alla Legge ed alla Giustizia. Le ingiustizie sperimentate personalmente possono essere dimenticate. Non potrò mai invece rinunziare alla Verità ed alla Giustizia”.

Nella lettera inviata al Vescovo emerito di Nitra, Papa Ratzinger ricorda il sacro ministero che Ján Korec ha portato avanti con zelo per tanti anni, definendo l’anniversario della sua consacrazione episcopale un “evento memorabile”.

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