Voi tutti che siete stanchi e oppressi

pa_ang_Nonostante il caldo di questi giorni, nessuno rinuncia alla possibilità di ascoltare dal vivo le parole del Papa. E così – sotto la celebre finestra del Palazzo Apostolico – centinaia di fedeli raccolgono l’esortazione di Benedetto XVI indirizzata universalmente a tutta la Chiesa, ieri nel corso dell’Angelus domenicale.

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). Queste parole di Gesù – rivolte a quanti seguivano e ascoltavano i suoi insegnamenti durante gli anni vissuti in Palestina per annunciare il Regno di Dio – possono estendersi fino al mondo nostro.
Lo sguardo di Cristo – ricorda, infatti, il Papa teologo – ‘anche oggi si posa su tanta gente oppressa da condizioni di vita difficili, ma anche priva di validi punti di riferimento per trovare un senso e una meta all’esistenza. Moltitudini sfinite si trovano nei Paesi più poveri, provate dall’indigenza; e anche nei Paesi più ricchi sono tanti gli uomini e le donne insoddisfatti, addirittura malati di depressione. Pensiamo poi ai numerosi sfollati e rifugiati, a quanti emigrano mettendo a rischio la propria vita. Lo sguardo di Cristo si posa su tutta questa gente, anzi, su ciascuno di questi figli del Padre che è nei cieli, e ripete: «Venite a me, voi tutti…»’.

Il ristoro promesso da Cristo prevede, però, una condizione: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11, 29-30). Papa Ratzinger spiega: ‘Il “giogo” di Cristo è la legge dell’amore, è il suo comandamento, che ha lasciato ai suoi discepoli (cfr Gv 13,34; 15,12). Il vero rimedio alle ferite dell’umanità, sia quelle materiali, come la fame e le ingiustizie, sia quelle psicologiche e morali causate da un falso benessere, è una regola di vita basata sull’amore fraterno, che ha la sua sorgente nell’amore di Dio. Per questo bisogna abbandonare la via dell’arroganza, della violenza utilizzata per procurarsi posizioni di sempre maggiore potere, per assicurarsi il successo ad ogni costo’.

Qui entrano in gioco le dinamiche – talvolta aggrovigliate e faticosissime da superare – dei nostri rapporti umani, della nostra capacità relazionale verso cui siamo chiamati a guardare con maggior rispetto, senza discriminazione alcuna e con l’attenzione rivolta verso chi ha maggiormente bisogno di noi.

Ci aiuti – termina il Pontefice – la Vergine a “imparare” da Gesù la vera umiltà, a prendere con decisione il suo giogo leggero, per sperimentare la pace interiore e diventare a nostra volta capaci di consolare altri fratelli e sorelle che percorrono con fatica il cammino della vita’.

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