Gheddafi amico dell’Italia, nemico dei diritti dei popoli!

LIBYA-ITALY-KADHAFI-BERLUSCONINon si è ancora arrestata la protesta contro il regime di Muammar Gheddafi. Secondo alcune fonti sono già in venti mila gli aderenti al movimento dei Giovani libici in rivolta, diretti verso la Piazza Verde di Tripoli, simbolo del potere del Colonnello, dove è previsto uno scontro finale. Il dittatore libico, in questi giorni, non ha esitato a reprimere nel sangue la rivolta del suo popolo; numerosi i morti e i feriti, e la sanguinosa repressione è stata documentata solo attraverso le immagini dei telefonini pubblicate attraverso internet.

Gheddafi non molla la presa e compare nella televisione di Stato inneggiando alla lotta: ‘Lotteremo fino a riconquistare ogni angolo della Libia. sconfiggeremo tutti come abbiamo sconfitto il colonialismo italiano. Ecco la forza del popolo, che non può essere sconfitta. Chi non mi ama merita la morte (oppure ‘se il popolo non mi ama, merito la morte’, due interpretazioni, ndr). Sarà un inferno per chi non vuole. Questa è la lotta degli eroi. Sono tra voi, ballate, cantate e siate felici’.

Nel frattempo il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, riunitosi a New York, ha approvato una serie di sanzioni contro la Libia; non è esclusa la possibilità di avviare successivamente un ricorso internazionale per crimini contro l’umanità. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, chiede a tutti i Paesi vicini alla Libia la disponibilità ad accogliere i numerosi profughi. A distanza di poche ore dall’incontro con il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, firma un ordine esecutivo relativo alle prime sanzioni contro la Libia che riguardano la famiglia Gheddafi.

Circa l’ipotesi di sospendere il trattato di “amicizia” con la Libia – recentemente siglato con il Governo Berlusconi (non senza imbarazzo da parte di moltissimi italiani per l’incauta e irresponsabile scelta!) – il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, risponde: ‘E cosa cambierebbe? Non è operativo quindi non porta vantaggi né a noi e né a loro’. La richiesta – chiarisce La Russa – è solo una questione di principio che può danneggiare gli italiani in Libia. Il ministero della Difesa non ha ceduto alla Libia neanche un coltellino per le unghie, tantomeno nel trattato di amicizia e’ prevista una cessione o uno scambio di armi.  Come se il rapporto tra le democrazie e le dittature, in piena violazione dei diritti (anche degli italiani che si trovano ancra Tripoli) e in piena polemica del clan gheddafi contro il nostro paese, che con il Trattato di amicizia ha ampiamente pagato gli oneri della colonizzazione, fosse affae privato, un in sé separato dagli accordi commerciali. L’italia non ha mai brillato per chiarezza propositiva contro i dittatori: succedeva con Ocalan, succede adesso con Gheddafi.

Non sarebbe meglio fare chiarezza sul tipo di amicizia che il Governo italiano s’è preso la briga di stringere con il pericoloso (e non certo da oggi!) dittatore libico? Sui riferimenti ufficialmente rivolti dal leader libico all’Islam come ‘religione europea’ appena un anno fa in territorio laico italiano? Tutto il mondo ha potuto osservare la particolare, fastosa e solenne, accoglienza riservata a Gheddafi in visita ufficiale in Italia. Immagini che tutti gli italiani vorrebbero dimenticare… soprattutto quelle mani sporche di sangue baciate con riverenza dal presidente del Governo italiano.

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