Anche in noi tanto spesso la fede dorme

sanpietroIl mondo è angustiato dall’impressione che il consenso morale si stia dissolvendo e tutto sembra destinato all’insuccesso. Anche in noi tanto spesso la fede dorme, una fede divenuta stanca che bisogna risvegliare per restituirle il potere di spostare le montagne.
Il discorso che Benedetto XVI ha rivolto in questi giorni alla Curia romana,  per il tradizionale scambio di auguri natalizi, è davvero intenso. Il Pontefice, con la schiettezza teologica che lo contraddistingue, esorta tutti gli uomini di Chiesa alla conversione sincera del cuore.

Quanto dolore – osserva Ratzinger – ‘quando proprio in quest’anno e in una dimensione per noi inimmaginabile, siamo venuti a conoscenza di abusi contro i minori commessi da sacerdoti, che stravolgono il Sacramento nel suo contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita’. Poi, attraverso un’immagine tratta dalle visioni mistiche di sant’Ildegarda di Bingen, il Pontefice riflette sull’attualità ecclesiale del nostro tempo, lanciando a tutti un severo monito, sottolineato dall’espressione “dobbiamo” che il Papa ripete per ben sei volte: ‘Nella visione di sant’Ildegarda, il volto della Chiesa è coperto di polvere, ed è così che noi l’abbiamo visto. Il suo vestito è strappato – per la colpa dei sacerdoti. Così come lei l’ha visto ed espresso, l’abbiamo vissuto in quest’anno. Dobbiamo accogliere questa umiliazione come un’esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento. Solo la verità salva. Dobbiamo interrogarci su che cosa possiamo fare per riparare il più possibile l’ingiustizia avvenuta. Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell’intero nostro modo di configurare l’essere cristiano, così che una tale cosa potesse accadere. Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere’.

Benedetto XVI ricorda anche la bellezza del sacerdozio vissuto in fedeltà e obbedienza a Cristo: ‘Ci siamo nuovamente resi conto di quanto sia bello che esseri umani siano autorizzati a pronunciare in nome di Dio e con pieno potere la parola del perdono, e così siano in grado di cambiare il mondo, la vita; quanto sia bello che esseri umani siano autorizzati a pronunciare le parole della consacrazione, con cui il Signore attira dentro di sé un pezzo di mondo, e così in un certo luogo lo trasforma nella sua stessa sostanza; quanto sia bello poter essere, con la forza del Signore, vicino agli uomini nelle loro gioie e sofferenze, nelle ore importanti come in quelle buie dell’esistenza; quanto sia bello avere nella vita come compito non questo o quell’altro, ma semplicemente l’essere stesso dell’uomo – per aiutare che si apra a Dio e sia vissuto a partire da Dio’.

La Chiesa non  vuole nascondere la gravità del peccato commesso da alcuni suoi ministri. Allo stesso modo, però, non si vuol tacere sulla realtà e sul contesto del nostro tempo. ‘Esiste – rivela il Pontefice – un mercato della pornografia concernente i bambini, che in qualche modo sembra essere considerato sempre più dalla società come una cosa normale. La devastazione psicologica di bambini, in cui persone umane sono ridotte ad articolo di mercato, è uno spaventoso segno dei tempi. Da Vescovi di Paesi del Terzo Mondo sento sempre di nuovo come il turismo sessuale minacci un’intera generazione e la danneggi nella sua libertà e nella sua dignità umana’.
Non manca il riferimento al problema della droga che, ricorda Benedetto XVI, ‘con forza crescente stende i suoi tentacoli di polipo intorno all’intero globo terrestre – espressione eloquente della dittatura di mammona che perverte l’uomo. Ogni piacere diventa insufficiente e l’eccesso nell’inganno dell’ebbrezza diventa una violenza che dilania intere regioni, e questo in nome di un fatale fraintendimento della libertà, in cui proprio la libertà dell’uomo viene minata e alla fine annullata del tutto’.

“Excita, Domine, potentiam tuam, et veni”. Sveglia, Signore, la tua potenza e vieni! Era questa l’esortazione iniziale e preghiera d’Avvento scelta dal Pontefice per aiutarci ad aprire gli occhi sul mistero del Natale.

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