Il Trasfigurato

trasfigurazione_virIl Trasfigurato (Leggi: Mt 17, 1–8).
di P. Antonio Maria SICARI

Questa misteriosa coincidenza di umiliazione e di gloria,  Gesù la   volle preannunciare ad alcuni discepoli,  dando loro la grazia di vederlo trasfigurato.
«Saliamo sul Tabor con Lui: Gesù è maturo»  – ha scritto poeticamente, ma con rara profondità, P. Claudel.
L’espressione significa  che, nella Trasfigurazione, il Maestro ha voluto  mostrare ai discepoli che egli non giungeva alla sua passione e alla sua morte come una vittima rassegnata e stanca, che lasciava ormai accadere l’inevitabile.

Egli vi giungeva invece con piena «maturità», con libera decisione («Nessuno mi toglie la vita, io la offro da me stesso» –Gv 10,18) e totale coscienza  di Sé.
Per documentare questo, Gesù condusse quel giorno sul Tabor i tre discepoli prediletti. Ed ecco che tutto – in Lui e attorno a Lui –  diventò in un attimo trasparente alla Gloria e al Disegno del Padre celeste.
Non solo il  volto del Maestro «brilla come il sole», ma perfino le vesti diventano «candide come la luce».
E i due testimoni della  Antica Scrittura (Mosè per la Legge, ed Elia per i Profeti)  vengono accanto a Gesù.
E’ come se  tutto (Creazione e Storia) venisse improvvisamente chiamato a riconoscere Cristo e la sua centralità.
Come ha già fatto all’inizio della missione di Gesù (al tempo del Battesimo), il Padre avverte nuovamente il mondo che si tratta del «suo Figlio prediletto», e di nuovo Egli chiede insistentemente agli uomini tutti  di “ascoltarlo”.
Ma ora, giunto il momento della Passione, questa “parola” è anche un giudizio anticipato sul  terribile dramma che sta per accadere.
Tra poco infatti  i “peccatori” sfigureranno» il Figlio, rendendolo  – come aveva predetto Isaia – «disprezzato e reietto dagli uomini / uomo dei dolori che ben conosce il patire / come uno davanti al quale ci si copre la faccia… e noi lo giudicavamo  castigato / percosso da Dio e umiliato» (53, 3-4).
Ma ancora di più l’Amore irraggerà:  anche se Egli indosserà soltanto o la veste bianca che Erode gli  dà per dileggio,  o lo straccio rosso “regale” con cui lo scherniscono i soldati,  oppure resterà in tutta la sua povera e umiliante  nudità di Crocifisso.
E ancor più la voce del Padre si farà percepibile al mondo, anche se Egli sembrerà  non rispondere nemmeno al grido del Figlio morente, proprio perché sulla Croce il Figlio diventa Egli stesso la Parola definitiva di perdono che il Padre dice al mondo.

(Antonio Maria Sicari, Viaggio nel Vangelo, Jaca Book, Milano 1995, pp.112-113)

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